Mese: Gennaio 2026

The Death of Robin Hood

The Death of Robin Hood scritto e diretto da Michael Sarnoski con protagonista Hugh Jackman

The Death of Robin Hood è il film scritto e diretto da Michael Sarnoski.

Michael Sarnoski figura tra i produttori esecutivi, insieme a una squadra che include Aaron Ryder, Andrew Swett e Alexander Black.

La distribuzione è affidata ad A24,

The Death of Robin Hood Nel cast di The Death of Robin Hood  il protagonista è Hugh Jackman, e al suo fianco ci sono:

Jodie Comer, Bill Skarsgård, Murray Bartlett e Noah Jupe

Nel film compaiono anche:

Faith Delaney, Tabitha Smyth, Beau Thompson, Alfie Lawless, Asher de Silva, Elijah Ungvary e Fintan Shevlin.

La produzione ha scelto di girare gran parte delle scene in Irlanda del Nord,

sfruttando i suoi paesaggi aspri e selvaggi per rafforzare l’atmosfera cupa e introspettiva che attraversa tutto il film.

Il regista trae ispirazione dalla ballata tradizionale inglese Robin Hood’s Death,

che racconta gli ultimi istanti di vita dell’eroe, un tema che raramente gli adattamenti cinematografici hanno esplorato.

Il pubblico ha notato fin dalle prime immagini il radicale cambiamento estetico di Hugh Jackman, che porta capelli brizzolati e barba incolta,

un dettaglio che trasmette visivamente il peso degli anni, delle ferite e delle battaglie affrontate dal suo Robin Hood.

Hugh Jackman ha raccontato come per lui questo film rappresenti un’occasione di esplorare un personaggio profondamente umano:

“Robin Hood è un uomo vero nella nostra storia, con tutte le cicatrici, il dolore, il rimpianto e, sì, l’amore.

Questo film è uno dei progetti più intensi e umani della sua carriera.

Robin Hood è un uomo pieno di cicatrici, fisiche ed emotive, che guarda indietro alla propria vita con consapevolezza e dolore.

L’attore ha parlato di un personaggio che non cerca più la gloria, ma una forma di pace e di redenzione.

Il regista Michael Sarnoski ha spiegato la sua visione del film in modo ancora più esplicito:

“Era questo fuorilegge omicida che ha fatto molte cose terribili, ed era in un certo senso mostruoso.

Ma ha vissuto abbastanza a lungo da vedere questa leggenda creare intorno a sé un folklore.

Sta cercando di capire come si sente al riguardo, essere rappresentato come un eroe quando sa cosa era in realtà”.

Sarnoski ha aggiunto:

“quasi arriva a sembrare un film di guerra, per come combattevano davvero in quei tempi;

non era gente che danzava o scherzava, era gente nel fango che cercava di spaccare la testa all’altro con una pala”.

la grazia

La grazia il film scritto e diretto da Paolo Sorrentino con Toni Servillo con Ferzetti, Venturiello, Marigliano

La grazia è il film scritto e diretto da Paolo Sorrentino.

La produzione è affidata a Fandango e Lucky Red.

la graziaNel cast de La grazia con il protagonista Toni Servillo troviamo:

Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Orlando Cinque, Milvia Marigliano,

Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti,

Vasco Mirandola, Linda Messerklinger, Rufin Doh Zeyenouin, Guè.

Il film racconta la vita di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica interpretato da Toni Servillo, uomo vedovo e profondamente cattolico,

che si trova negli ultimi mesi del suo mandato a prendere decisioni cruciali.

Deve decidere se concedere la grazia a due condannati coinvolti in un omicidio controverso e se firmare una legge sull’eutanasia.

Questi eventi diventano il catalizzatore di un viaggio interiore fatto di dubbi e riflessioni, intrecciando il dramma pubblico

con le questioni intime legate alla perdita della moglie e al rapporto con la figlia Dorotea,

voce della coscienza e dell’equilibrio morale della storia.

Alcune scene del film sono state girate in location istituzionali ricostruite con grande attenzione ai dettagli,

dalle sale del Quirinale fino agli spazi privati del protagonista, rendendo l’ambiente credibile e al tempo stesso simbolico.

La Grazia è caratterizzato da dialoghi intensi e riflessivi, molti dei quali sono nati direttamente dall’interazione tra Servillo e Ferzetti sul set,

conferendo autenticità emotiva e profondità ai rapporti tra i personaggi

Toni Servillo ha raccontato la sua esperienza sul set de La grazia:

“il film è una riflessione profonda sul potere e sulla solitudine di chi deve prendere decisioni che cambiano la vita degli altri.

Interpretare Mariano De Santis mi ha permesso di esplorare lati inediti della psicologia umana e delle responsabilità morali.

Anna Ferzetti, parlando del suo ruolo nel film, ha spiegato:

“Dorotea è la voce della coscienza, ma anche un ponte emotivo tra il padre e lo spettatore.

Ogni dialogo con lui è una piccola battaglia interiore che racconta molto senza parole”.

Paolo Sorrentino ha dichiarato:

 “Il dubbio è una forma altissima di rispetto verso gli altri.

Con questo film volevo mostrare che le decisioni più importanti non riguardano solo la legge o la politica, ma anche l’animo umano”.

Anche Guè, che interpreta se stesso, ha commentato:

“Entrare in questo mondo così lontano dal mio quotidiano è stato sorprendente. La musica diventa un ponte tra generazioni e modi di vedere la vita”.

 

Elena del ghetto

Elena del ghetto di Stefano Casertano con Micaela Ramazzotti, Valerio Aprea, Giulia Bevilacqua, Caterina De Angelis

Elena del ghetto è il film diretto da Stefano Casertano

che firma anche la sceneggiatura con Alessandra Kre, Francesca Della Ragione.

La produzione è a cura di Titanus Production, Masi Film, M74, Sound Art 23 e Titanus SpA, in collaborazione con Rai Cinema.

Elena del ghettoIl film è distribuito da Adler Entertainment.

Nel cast di Elena del ghetto ci sono:

Micaela Ramazzotti, Valerio Aprea, Giulia Bevilacqua, Caterina De Angelis, Marcello Maietta e Giovanni Calcagno.

 Elena del ghetto  racconta la vita intensa e anticonformista di Elena Di Porto,

figura reale del ghetto di Roma che, tra il 1938 e il 1943, sfidò fascismo e nazismo con un coraggio fuori dal comune.

Il film si muove tra le strade del ghetto di Roma negli anni delle leggi razziali e dell’occupazione nazista,

restituendo un clima di paura e tensione che si intreccia con la vitalità disarmante di Elena.

Considerata “matta” dai suoi compaesani per il suo stile di vita libero e anticonvenzionale — fuma, beve, indossa i pantaloni, gioca a stecca e vive separata dal marito

Elena Di Porto diventa invece un simbolo di resistenza civile.

Affronta i fascisti senza timore, subisce arresti e intimidazioni, ma continua a difendere la sua comunità.

Quando scopre in anticipo i piani del rastrellamento del 16 ottobre 1943, tenta disperatamente di avvisare i suoi concittadini, combattendo contro il pregiudizio che da sempre la circonda.

Nelle sue note di regia su Elena del ghetto , Stefano Casertano sottolinea :

“Elena è il cuore pulsante del film: ribelle, intuitiva, ironica, incapace di piegarsi.

Il film è costruito come un’opera: pochi personaggi principali e una comunità che fa da
contrappunto, in un equilibrio costante tra dramma e leggerezza.

È un racconto che guarda alla tradizione italiana e al neorealismo, ma con un linguaggio vivo, contemporaneo.

I dialoghi scorrono rapidi, spesso già “in corsa”, come nella vita vera. In questo modo il
realismo non è solo estetico, ma emotivo.

L’obiettivo è restituire un ritratto autentico e attuale di Elena Di Porto:

donna libera, eroica e contraddittoria, simbolo dimenticato di una Roma che
non smette di resistere”.

La produzione spiega che raccontare la storia di Elena Di Porto significa:

“restituire dignità a tutte quelle donne ribelli che, nel corso dei secoli, sono state etichettate come “matte” per ridurre al silenzio la loro indipendenza e la loro forza.

La figura di Elena appare oggi più attuale che mai, perché parla a chi fatica a trovare spazio nel mondo, a chi vive l’isolamento dell’anticonformismo,

a chi non rinuncia alla propria libertà anche quando costa caro.

La scelta di Micaela Ramazzotti si rivela centrale:

la sua interpretazione dà corpo a un personaggio imprevedibile, vibrante e profondamente umano, capace di unire ferite personali e resistenza collettiva”.

L’Ombra del Corvo è il film diretto da Dylan Southern con Benedict Cumberbatch

L’Ombra del Corvo è il film diretto da Dylan Southern, tratto dal romanzo Il dolore è una cosa con le piume di Max Porter.

La produzione è curata da SunnyMarch, Film4 e Lobo Films, mentre la distribuzione italiana è affidata ad Adler Entertainment.

l'ombra del corvoIl cast di L’Ombra del Corvo è composto da Benedict Cumberbatch, Richard Boxall e Henry Boxall, Eric Lampaert.

Completano il cast Vinette Robinson, Sam Spruell e Leo Bill.

La trama de L’Ombra del Corvo segue un padre devastato dalla perdita improvvisa della moglie,

costretto a confrontarsi con il proprio dolore mentre cerca di proteggere e crescere i suoi due figli.

La loro quotidianità viene sconvolta dall’arrivo di una creatura misteriosa, un enorme Corvo che sembra essere la materializzazione del lutto e della paura.

Questa presenza, a metà tra il reale e il simbolico, sconvolge gli equilibri familiari e costringe il protagonista a un doloroso percorso interiore.

Tra le curiosità de L’Ombra del Corvo, una delle più affascinanti riguarda la creazione del Corvo:

 invece di utilizzare effetti digitali, Southern e la produzione hanno scelto di realizzare la creatura attraverso un costume e complessi animatronics,

conferendole una presenza fisica palpabile che dialoga in modo più diretto con gli attori.

Questa scelta estetica conferisce al Corvo una forza disturbante e quasi tattile, rendendo le sue apparizioni ancora più incisive.

Un’altra curiosità riguarda i due giovani interpreti, Richard e Henry Boxall, fratelli anche nella vita reale, scelti per la loro autenticità e

per la naturalezza nel rappresentare un legame familiare spezzato dal dolore.

Inoltre, molte scene del film sono state girate in location isolate per accentuare il senso di vuoto e sospensione emotiva dei personaggi,

trasformando gli ambienti in veri e propri amplificatori psicologici del lutto.

Benedict Cumberbatch ha spiegato cosa ha fatto per prepararsi al ruolo:

«Ho usato le voci degli attori che interpretano i figli come un dispositivo per mettermi nel loro dolore, nella loro perdita, nella loro prospettiva.

È raro vedere il lutto sullo schermo, e in particolare il lutto maschile. Questo film dice che è OK per gli uomini sentirsi persi, perdere il controllo, essere spaventati»

Infine l’attore ha ammesso che durante le riprese ha pianto più che in tutta la sua vita:

«Quando ho dovuto farlo, non ho mai pianto così tanto» .

Sul perché ha scelto questo progetto, Cumberbatch ha detto che il romanzo da cui è tratto il film è «un’idea sorprendentemente originale – formale, giocosa, unica – per esprimere qualcosa che nella classe media britannica spesso resta sepolto».