Mese: Dicembre 2022

l'arma dell'inganno

L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat di John Madden con Colin Firth nelle sale

L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat  è il film diretto da John Madden con Colin Firth, Matthew Macfadyen, Kelly Macdonald, Penelope Wilton, Johnny Flynn e Jason Isaacs va in onda  in prima tv venerdì 30 dicembre alle 21.15 su Sky cinema Uno e in streaming su Now.

l'arma dell'ingannoL’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat, è la straordinaria storia vera di un’idea che sperava di cambiare il corso della guerra –

sfidando ogni logica, a rischio di innumerevoli perdite e mettendo a dura prova il coraggio dei suoi ideatori.

1943. Gli alleati sono determinati a spezzare la morsa di Hitler sull’Europa occupata, il loro piano è un assalto totale in Sicilia ma si trovano ad affrontare un grande dilemma:

come fare per proteggere una massiccia forza d’invasione da un potenziale massacro.

Il compito ricade su due straordinari agenti dell’intelligence, Ewen Montagu (Colin Firth) e Charles Cholmondeley (Matthew Macfadyen)

che danno vita alla più geniale e improbabile strategia di disinformazione della guerra – incentrata sul più improbabile degli agenti segreti: un uomo morto.

 

Il regista John Madden su  L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat  dice :

“Questa è una storia veramente pazzesca, precaria quanto improbabile e fuori di testa in tutti i sensi.

Per me regista, trovo tutto questo irresistibile“.

Colin Firth sul personaggio afferma:

Ewen Montagu era un brillante avvocato che usava le sue capacità per anticipare il pensiero degli altri.

Riusciva ad entrare nella testa del suo sfidante, e lo faceva con una visione incredibile.

Era chiaramente un’abilità che sfoggiava nei tribunali.

Ma si rivelò inestimabile in questo caso perché riusciva costantemente a mettersi nei panni della persona dall’altra parte della barricata“.

“Ian Fleming è al centro dell’intera storia di ‘L’arma dell’inganno Operazione Mincemeat’

– commenta il produttore Emile Sherman –

Lui è il nostro narratore, ma nella vita reale è anche la persona che ha scritto l’originale Trout Memo.

Nel memo viene descritta l’idea di ingannare Hitler per mezzo di un uomo morto con addosso dei documenti, idea raccolta e messa in atto dai personaggi della nostra storia.

Vedere un pre-Bond di Ian Fleming è incredibilmente divertente, che vive la sua vita ed è parte di un complotto di guerra con tutto il peso di ciò che stava per diventare”.

the fabelmans

The Fabelmans è il film di Steven Spielberg che ha scritto anche la sceneggiatura con Tony Kushner è nelle sale

The Fabelmans è il film di Steven Spielberg che ha scritto anche la sceneggiatura con Tony Kushner

Nel cast di The Fabelmans  ci sono: Gabriel LaBelle, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen, Jeannie Berlin, Keeley Karsten,

Robin Bartlett, Oakes Fegley, Julia Butters, Gabriel Bateman, Judd Hirsch, Nicolas Cantu, Sam Rechner, Chloe East, Isabelle Kusman, David Lynch.

the fabelmansLa distribuzione del film è a cura di 01 Distribution.

La produzione del film è di: Amblin Entertainment, Amblin Partners, Universal Pictures

The Fabelmans di Steven Spielberg, ritratto intimo e coinvolgente di un’infanzia nell’America del ‘900,  ripercorre gli eventi che hanno scandito la vita e la carriera del filmmaker.

Questo racconto di formazione, incentrato sul desiderio di un ragazzo di riuscire a realizzare i propri sogni, ha un’eco universale nella sua esplorazione di temi

quali l’amore, l’ambizione artistica, il sacrificio, nonché di quei segreti inconfessabili che consentono di fare luce su sé stessi e sui propri cari, con chiarezza ed empatia.

Sammy Fabelman è appassionato di cinematografia, un interesse alimentato in lui anche da sua madre Mitzi, donna dalla spiccata vena artistica.

Suo padre Burt, è invece un uomo di scienza dalla brillante carriera che, pur non opponendosi alle aspirazioni del figlio, le considera alla stregua di un hobby.

Nel corso degli anni, Sammy continuerà a documentare le vicende della sua famiglia, girando film amatoriali sempre più elaborati, interpretati da sua sorella e dai suoi amici.

A 16 anni è già un acuto osservatore e narratore della sua realtà familiare, ma quando i suoi si trasferiscono altrove,

Sammy scoprirà una verità sconvolgente che riguarda sua madre e

che cambierà per sempre il suo rapporto con lei, con ripercussioni sul suo futuro e su quello dell’intera famiglia.

 

LA STORIA

Nei suoi 50 anni di brillante carriera, il regista Steven Spielberg ha prodotto alcuni dei film più amati e innovativi della storia del cinema,

fra cui Lo squalo, E.T., I predatori dell’arca perduta, Jurassic Park, Schindler’s List e Munich.

In ciascuna delle sue creazioni, che spaziano da fantasiose speculazioni su incontri con prodigiosi alieni ad attente riflessioni morali sulla storia recente,

Spielberg ha condiviso con il pubblico qualcosa di sé e del suo passato.

Dopo aver ultimato le riprese del suo primo musical, West Side Story, Spielberg torna con una storia inedita ambientata nell’America del 900, in cui un bambino cerca il suo posto nel mondo:

un racconto di formazione ispirato direttamente all’infanzia del leggendario filmmaker che racconta i suoi primi passi nel mondo del cinema.

 “La maggior parte dei miei film riflettono le esperienze della mia formazione come filmmaker”,

 spiega Spielberg

 “Quando un regista dirige un film, anche se è basato sulla sceneggiatura di qualcun altro, riversa, volente o nolente, il proprio vissuto nella storia.

 E in questo caso, The Fabelmans non è neanche una metafora, perché attinge direttamente ai ricordi”.

Spielberg spiega che si tratta di un film a cui pensava già da molto tempo.

Tuttavia, ha iniziato a prendere in seria considerazione il progetto solo grazie al forte legame professionale con Tony Kushner.

Kushner e Spielberg, nel corso di 16 anni di interviste saltuarie, intense conversazioni e sessioni di scrittura che Spielberg scherzosamente paragona a una sorta di “terapia”,

hanno trasformato le esperienze di infanzia di Spielberg nella storia di The Fabelmans.

“Non avrei potuto realizzare questo film senza il contributo di Kushner, una persona a me vicina, che ammiro profondamente, che mi conosce bene e che rispetto enormemente”

afferma Spielberg

 “Per dare una forma a questa storia, è stato fondamentale potermi aprire senza riserve con qualcuno, abbandonando qualsiasi imbarazzo o vergogna”.

Tutto è iniziati sul set di Munich quando Spielberg disse:

ora ti racconto una storia:

Una storia che ha inizio nel 1952, quando all’età di sei anni, si è recato al cinema, a Philadelphia, per vedere Il più grande spettacolo del mondo di Cecile B. DeMille,

un’esperienza che gli ha provocato una sensazione di grande meraviglia, accendendo in lui un forte interesse per i film.

Negli anni dell’adolescenza, mentre già ardeva in lui il fuoco sacro per il cinema,

ha fatto un altro incontro determinante per la sua carriera, quello con John Ford, il leggendario regista di Ombre rosse, Sentieri selvaggi, L’uomo che uccise Liberty Valance.

Fissando questi due momenti salienti della sua vita all’origine della sua carriera, Spielberg ha raccontato a Kushner dei suoi genitori, Arnold Spielberg, uno dei primi programmatori informatici,

e Leah Adler, una pianista ricca di talento, e di come i loro rispettivi valori e personalità — il padre, un tecnico brillante;

la madre, un’artista piena di passione – abbiano plasmato il suo carattere e la sua identità artistica.

Spielberg ha raccontato a Kushner del drammatico trasferimento a ovest degli Stati Uniti della sua famiglia, quando era adolescente, dal New Jersey all’Arizona fino alla California;

ha condiviso con Kushner il segreto che ha causato la deriva del matrimonio dei suoi genitori e il loro successivo divorzio,

rivelando come il dolore generato da quella scoperta abbia per sempre modificato la sua prospettiva sugli altri e le sue narrazioni.

“Quando ero molto giovane, è accaduto qualcosa, un evento che racconto nel film, che ha cambiato la mia percezione di mia madre:

improvvisamente non era più solo un genitore, bensì una persona”

spiega Spielberg

 “Credo che succeda a tutti i bambini, a un certo punto della loro vita, di rendersi conto che i loro genitori sono anche persone come le altre.

Questa scoperta, per me, ha avuto luogo all’età di 16 anni”.

Kushner, dopo aver ascoltato il racconto di Spielberg, ha detto:

Questa storia è pazzesca! ‘Steven, devi assolutamente farne un film!’ E Spielberg ha risposto: ‘Beh, in effetti qualche volta ci ho pensato…’”

“Ho avuto il privilegio di raccogliere le confidenze di Steven, di aiutarlo a scavare nella sua memoria”, racconta Kushner.

 “Steven aveva appena perso suo padre, e penso che tutto ciò che ha esternato in quel momento sia scaturito anche dall’elaborazione del dolore e del lutto.

In alcuni momenti pensavo che, anche non avessimo realizzato nulla, sarebbe stata comunque stata un’esperienza straordinaria”.

Invece, qualcosa è successo: il risultato è stato un trattamento di 90 pagine, che conteneva talmente tanto materiale da poterne fare sei, di film, dice Kushner.

Ogni volta che gli mostravo una parte, lui diceva, ‘Ah, ma non ti ho detto come mai è successo questo, e aggiungeva altri dettagli.

Alla fine, gli ho detto “Basta, non mi raccontare altro! Non c’è più spazio!”

Kushner e Spielberg hanno iniziato a scrivere il copione il 2 ottobre 2020, utilizzando Final Draft, e lavorando insieme tre giorni alla settimana, per quattro ore al giorno

 

beata te

Beata te di Paola Rendi con Serena Rossi e Fabio Balsamo in esclusiva su Sky cinema dal 25 dicembre

Beata Te è la commedia diretta da Paola Randi con la sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e
Carlotta Corradi, è tratta dall’opera teatrale “Farsi Fuori” di Luisa Merloni

Dal 25 dicembre alle 21.15 Beata Te è in esclusiva su Sky Cinema Uno e in streaming solo su NOW.

beata teBeata Te è un film Sky Original prodotto per Sky da Cinemaundici e Vision
Distribution, prodotto.

Nel cast di Beata te ci sono:

Nel cast di Beata te ci sono: Serena Rossi, Fabio Balsamo, Elisa Di Eusanio, Valentina Correani, Corrado Fortuna, Alessandro Riceci

e con la partecipazione di Herbert Ballerina e con Paola Tiziana Cruciani e con Gianni Ferreri

Marta  è una regista di teatro, single e tutto sommato soddisfatta della sua vita, a
un passo dal debutto del suo Amleto.

Al suo 40esimo compleanno riceve una visita inaspettata: l’Arcangelo Gabriele, che vorrebbe annunciarle la nascita di un figlio.

Ma Marta non è sicura di volere un figlio “in dono” e chiede tempo per pensarci.

Preso alla sprovvista da questa richiesta, costretto a fermarsi sulla Terra più del previsto,

Gabriele si trasferirà a casa sua e le starà accanto per le due settimane

che a Marta serviranno per capire cosa vuole per sé stessa e per essere felice.

Sul film dice la regista Randi:

Quando, in principio, Lisa Nur Sultan mi ha parlato di “Beata te”, già l’idea l’ho trovata folgorante.

Una donna che compie quarant’anni e vede, in pratica, materializzarsi davanti agli occhi il
famigerato orologio biologico, nei panni dell’Arcangelo Gabriele, è già di per sé geniale.

Una volta letto il copione, scritto da Lisa Nur e Carlotta Corradi e tratto dallo spettacolo teatrale
di Luisa Merloni, l’entusiasmo era alle stelle.

Una favola archetipica fatta di personaggi così autentici che chiunque ci si può identificare, e che parla, con grazia, ironia e tanto divertimento,
del diritto delle donne di scegliere se avere o meno un figlio, al di là delle pressioni sociali a cui tutte
siamo sottoposte.
Impossibile resistere, impossibile non farsi coinvolgere da un progetto come questo:

la commedia italiana di grande tradizione che trova un sapore contemporaneo internazionale e metropolitano, a tratti graffiante, ma caldo e coinvolgente.

Grandi temi raccontati con leggerezza e profondità al contempo.

Il tutto nella cornice di una sfavillante Roma.

Mi restava solo da onorare la storia e trasformarla in immagini e cuore.

Una storia come questa mi ha dato l’opportunità di proporre una quantità di idee di regia e di
linguaggio sulle quali c’è stato, da parte di tutti, grande entusiasmo e partecipazione.

Un vero lavoro di squadra anche per quanto riguarda il “dream team” di professionisti che abbiamo
coinvolto e lo splendido cast capitanato da un’attrice meravigliosa, una vera fuoriclasse:

Serena
Rossi, accompagnata da uno strepitoso Fabio Balsamo dei panni dell’Arcangelo, circondati da un
gran numero di attrici e attori fantastici.
È stata un po’ una magica mistura di fattori che hanno reso questo set uno dei più armonici e
felici che ricordi e credo che traspaia e

si rifletta sul film e lo carichi di cuore e divertimento.
Perché come ci insegnano le maestre e i maestri, la commedia rende liberi…e felici.

 

avatar

Avatar 2: La Via dell’Acqua  è il film diretto da  James Cameron che esce nelle sale il 14 dicembre

Avatar 2: La Via dell’Acqua  è il film diretto da  James Cameron che firma anche la sceneggiatura con Josh Friedman.

avatar la via dell'acquaAvatar 2: La Via dell’Acqua esce nelle sale il 14 dicembre.

Nel cast di Avatar 2: La Via dell’Acqua  ci sono: Sam Worthington, Zoe Saldana, Kate Winslet, Sigourney Weaver, Edie Falco, Michelle Yeoh, Stephen Lang, Joel David Moore,

Jemaine Clement, Matt Gerald, Cliff Curtis, Giovanni Ribisi, Oona Chaplin, CCH Pounder, Keston John, Brendan Cowell, Chloe Coleman.

Avatar 2: La Via dell’Acqua  è distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures.

La fotografia è a cura di Russell Carpenter mentre il montaggio è di David Brenner, James Cameron, John Refoua, Stephen E. Rivkin, Ian Silverstein.

La produzione è  di Twentieth Century Fox, TSG Entertainment, Lightstorm Entertainment

Avatar 2: La Via dell’Acqua è il sequel in live action del film campione d’incassi Avatar del 2009.

La storia è ambientata diversi anni dopo gli eventi visti nel primo Avatar.

I due protagonisti della prima pellicola, Jake Sully (Sam Worthington) e Neytiri (Zoe Saldana), sono ancora insieme e con figli al seguito,

pronti ad esplorare lo sconfinato mondo di Pandora e ad affrontare nuovi conflitti con l’umanità.

Nel film risulta evidente il pericolo che segue i protagonisti e dove sono disposti ad arrivare per tenersi al sicuro a vicenda,

delle battaglie che combattono per rimanere in vita e delle tragedie che affrontano.

 

James Cameron ha concepito la saga in cinque capitoli, al film seguiranno infatti Avatar 3, Avatar 4 e Avatar 5.

Le riprese sono iniziate il 25 settembre 2017 e sono terminate a fine novembre 2019.

 

James Cameron ha concepito i 2 sequel del primo film come un’unica produzione, infatti Avatar 2 e Avatar 3 sono  girati contemporaneamente.

Il regista ha dichiarato che, nonostante abbia una storia tutta sua, ogni film appartiene a un unico “meta-racconto” molto più grande, che interessa tutta la saga.

Il budget approssimativo dei tre sequel di Avatar è di circa un miliardo di dollari.

 

Dopo Titanic, film nel 1997,  Kate Winslet e James Cameron tornano a lavorare insieme.

Da sottolineare come James Cameron abbia pensato di girare alcune riprese subacquee nella Challenger Deep,

il punto più profondo della Fossa delle Marianne, cioè il luogo più profondo della terra.

Non è stato facile per Kate Winslet prepararsi a questo personaggio: ha eseguito tutte le acrobazie subacquee da sola, allenandosi in una vasca per trattenere il respiro per circa 7 minuti.

La lingua Na’vi parlata in Avatar 2: La Via dell’Acqua  dai suoi abitanti non è solo un’accozzaglia di suoni irriconoscibili, ha una sua grammatica fatta di precise regole stabilite dal linguista Paul R. Frommer.

Grande affiatamento nel cast .

Per ottenere questo risultato, attori e troupe sono stati alle Hawaii dove hanno partecipato a giochi di squadra ed escursioni,

replicando la vita in tribù che avrebbero dovuto interpretare sul grande schermo.

Jake Sully, protagonista dell’intera vicenda, è stato scelto dopo molti provini e si è dimostrata una scelta vincente anche se in lizza per il ruolo c’erano attori ben più noti di lui.

 

 

the hanging sun

The Hanging Sun di Francesco Carrozzini con Borghi dal 12 dicembre in esclusiva su Sky cinema

“The Hanging Sun” è il film diretto da Francesco Carrozzini.

La pellicola ha chiuso, Fuori Concorso, la 79ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film, dopo un breve passaggio a settembre nelle sale cinematografiche, è  in esclusiva su Sky Cinema e in streaming solo su NOW.

the hanging sun“The Hanging Sun ”  è tratto dal romanzo “Sole di mezzanotte” di Jo Nesbø, ed è  scritto da Stefano Bises.

Il film è interpretato da Alessandro Borghi, Jessica Brown Findlay, Sam Spruell, Frederick Schmidt,

Raphael Vicas, con Peter Mullan e Charles Dance.

 La fotografia è di Nicolaj Bruel.

Si tratta di è  thriller noir ambientato tra le atmosfere rarefatte dell’estate norvegese dove il sole non tramonta mai, la vita e la morte si intrecciano, presente e passato si sovrappongono

John (Alessandro Borghi) è in fuga.

Trova riparo nel fitto della foresta, vicina a un villaggio isolato dell’estremo Nord,

dove domina la religione, il sole non tramonta mai e le persone sembrano appartenere a un’altra epoca.

Tra lui e il suo destino ci sono solo Lea (Jessica Brown Findlay), una donna in difficoltà ma dalla grande forza, e suo figlio Caleb, un bambino curioso e dal cuore puro.

Mentre il sole di mezzanotte confonde realtà e immaginazione, John dovrà affrontare il tragico passato che lo tormenta.

Sul film il regista Carrozzini dice:« Con Jo Nesbø è stato un incontro felice sotto il sole della California.

Era la storia giusta per me ma temevo di non saperla realizzare, soprattutto c’era l’incognita di dirigere gli attori.

John, il protagonista,  è in fuga da un padre criminale e da una vita di violenza senza fine, Lea lo è da un padre pastore luterano e pure lei da una vita di violenza domestica.

C’è un amore inespresso e casto, un bambino alla ricerca di un padre, un uomo perduto che trova la salvezza in un incontro che gli cambia la vita».

Il film, targato Sky Original, è una coproduzione italo-britannica, prodotta da Cattleya – parte di ITV Studios -, Groenlandia e Sky.

Il distributore internazionale è NBCUniversal Global Distribution per conto di Sky Studios.

chiara

Chiara di Susanna Nicchiarelli e Chiara Frugoni con Margerita Mazzucco ed Andrea Carpenzano nelle sale dal 7 dicembre

Chiara è un film scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli con collaborazione alla sceneggiatura di  Chiara Frugoni.

nel film l’adattamento dialoghi e la consulenza linguistica è a cura di  Nadia Cannata.

La pellicola è prodotta da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, coprodotta da Joseph Rouschop e Valérie Bournonville mentre il produttore associato è Alessio Lazzareschi.

Chiara è una produzione Vivo film con Rai Cinema e Tarantula con il sostegno di Eurimages MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo Regione Lazio

con la partecipazione di Wallimage, con il supporto di Tax Shelter du Gouvernement Fédéral Belge – Casa Kafka Pictures Belfius.

Nel cast di Chiara ci sono:  Margherita Mazzucco, Andrea Carpenzano, Carlotta Natoli, Paola Tiziana, Flaminia Mancin, Valentino Campitelli, Paolo Briguglia, Giulia Testi

Luigi Vestuto  e con la partecipazione di Luigi Lo Cascio.

Assisi, 1211. Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco.

Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si

opporrà persino al Papa:

lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per

vedere realizzato il suo sogno di libertà.

Chiara Frugoni sul film dice:

Chiara d’Assisi fu la prima donna a scrivere una regola originale per le donne, rifiutandosi di declinare al femminile una preesistente regola maschile:

una regola stupefacente, piena di dolcezza, tesa a comprendere più che a giudicare e punire. Di lei scrissero soprattutto uomini:

il biografo, il papa e le gerarchie ecclesiastiche, scrissero tutti per farla dimenticare.

Chiara consumò la vita dietro le mura del monastero di San Damiano.

Contrariamente a quanto avrebbe desiderato, fu costretta alla clausura,

ma la sua solitudine fu abitata da molti affetti e da una fortissima tensione spirituale.

Dalle note di regia di Susanna Nicchiarelli su Chiara :

La forza della storia di Chiara sta per me nella sua radicalità: una radicalità che è sempre attuale, e che ci interroga in qualsiasi epoca.

 È la storia di una diciottenne che, per quanto in un contesto davvero distante dal nostro, abbandona la casa paterna, la ricchezza, la sicurezza, per combattere per un sogno di libertà:

 la mia speranza è che il film trasmetta a tutti l’energia di questa battaglia, che racconti con forza quel sogno di rinnovamento,

quella rivoluzione voluta e desiderata con l’entusiasmo contagioso della gioventù.

L’incontro con Chiara è arrivato per caso ma è andato a toccare delle corde importanti della mia vita e del mio pensiero di donna e di regista, in un momento così particolare della nostra storia.

Il sette marzo del 2020, alla vigilia del primo lockdown, avevo portato i miei bambini ad Assisi per far vedere loro gli affreschi di Giotto

(io sono di origine umbra, e la casa della mia nonna paterna non è distante da Perugia).

Come tutti, sono sempre stata affascinata dalla figura di San Francesco: di Chiara invece sapevo poco. Perciò in quella occasione, nella libreria della basilica, ho comprato due libri su

Chiara d’Assisi:

libri che poi ho letto nei giorni successivi del marzo 2020 a Roma, nell’atmosfera assurda e spaventosa che si era creata, durante la quale il Medioevo, con le sue paure, non sembrava poi così

lontano.

Il primo libro era una biografia molto tradizionale, nella quale Chiara era raccontata come votata fin da bambina alla clausura e alla preghiera.

Il secondo invece mi ha appassionato: era un testo di Chiara Frugoni, la grande medievalista italiana che allo studio di Chiara e Francesco ha dedicato tutta la vita e che sarebbe diventata

un’insostituibile consulente per la sceneggiatura del film.

Di Chiara Frugoni lessi prima “Chiara e Francesco” e poi il bellissimo “Una solitudine abitata”, che decostruiscono l’immagine ufficiale, più docile e ubbidiente di Chiara, che avevo invece trovato nel primo libro.

Ho scoperto così che della vera Chiara si sa poco perché la storiografia ufficiale e religiosa non l’ha mai raccontata:

Chiara era una giovane suo percorso, eventi il cui racconto è così forte nella credenza e nelle rappresentazioni popolari,

e così vivo nelle testimonianze delle sorelle di Chiara documentate durante il processo di canonizzazione, che non può essere trascurato.

Perciò ho provato a immaginare questi episodi così come gli stessi protagonisti li hanno raccontati, inserendoli nella loro quotidianità;

e ho provato anche a immaginare l’effetto che dovevano avere questi eventi miracolosi su quelli che, come Chiara e Francesco, si trovavano a fare i conti con la propria “santità”.

Quando inizia la sua avventura Chiara infatti non solo scopre di avere un carisma inaspettato, che la porterà a guidare un gruppo sempre più numeroso di donne:

si trova anche a fare i conti con una serie di miracoli che non sempre comprende né controlla.

Miracoli che non possono non creare una distanza tra lei e le sue sorelle, tra lei e la gente:

sono perlopiù miracoli quotidiani, persino alimentari, che semplicemente accadono, e per rappresentarli, senza cercare spiegazioni razionali né trascendenti, ho scelto la strada della

semplicità.

Affrontando questo aspetto della vita di Chiara ho voluto interrogarmi su come la santità, e il culto popolare che ne conseguiva, non poteva che spaventare o entrare in contrasto con il bisogno di

semplicità e di umiltà di Chiara e di Francesco.

Entrambi santi, forse entrambi avrebbero preferito essere come tutti gli altri.

Come dice Francesco a Chiara nel film: “Non lo sai che quando muoio mi fanno a pezzi e mi vendono alle chiese?”

La morte, la malattia, il culto della gente possono essere una benedizione ma anche un flagello.

La sofferenza del santo, per quanto benedetta, è reale e altrettanto spaventosa:

la fede non addolcisce l’orrore ma forse lo rende ancora più atroce.

Per raccontare la storia di Chiara ho scelto il formato 2:35.

Al contrario di quando feci Nico, 1988 per il quale ho usato l’1:33, il formato quadrato, che isolava Nico e rendeva anche visivamente l’immagine da vhs a 4/3 della fine degli anni Ottanta,

qui ho usato il formato più metafisico, quello che più di tutti racconta l’enormità

della natura e la piccolezza dell’uomo.

Si tratta di un formato che non permette mai di fare dei primi piani:

perciò Chiara non è mai sola nell’inquadratura, è sempre con la sua comunità, e se ha il vuoto

attorno quel vuoto racconta ancora di più della presenza di altri.

Con Crystel Fournier, la direttrice della fotografia con la quale ho lavorato anche a Nico, 1988 e Miss Marx,

questa volta abbiamo scelto una luce povera e semplice che illuminasse con semplicità le scenografie di

Ludovica Ferrario, raccontandone anche la maestosità.

A questa semplicità ho voluto fare da contrappunto nel film con le visioni di Chiara che, grazie alle invenzioni di Massimo Cantini Parrini,

sono dei viaggi nella fantasia di una ragazza che si immagina, di volta in volta, nei panni di Santa Scolastica o della Madonna col Bambino, o che immagina Francesco dal sultano:

visto che la fantasia è per sua natura scatenata e visionaria, sono i momenti in cui il film si prende le sue libertà rispetto alla filologia,

tra aureole che sembrano uscite dal gotico internazionale, abiti da pale d’altare spagnoleggianti, gioielli e drappi in un Oriente immaginato e non reale.

Questi sono forse gli unici momenti in cui Chiara si permette davvero di

fantasticare.

Dopo tanti film che li hanno mostrati più maturi di quanto non fossero nella realtà, mi sembrava importante raccontare Chiara e Francesco per ciò che erano:

due ragazzi (lei aveva 18 anni e lui 30 all’inizio della storia: Francesco poi muore giovanissimo, a

quarantacinque anni) con le loro “intemperanze” e le loro fragilità, così simili a quelle degli attori che li interpretano:

a cominciare da Margherita Mazzucco, che è cresciuta in fretta sul set dell’Amica geniale eppure ha ancora l’aspetto di una bambina, al tempo stesso fragile e carismatica.

In lei ho rivisto Chiara, con le sue impuntature, le sue sfuriate, o la sua tenera e infantile gelosia, come quando sente parlare di Jacopa de Settesoli.

Allo stesso modo ho pensato che Andrea Carpenzano, con la sua recitazione così istintiva che mi aveva commosso nel Campione,

potesse dare a Francesco una modernità e una naturalezza non scontate.

 

 

 

 

 

napoli magica

Napoli magica di Marco D’amore anche regista ed interprete del film che sarà nelle sale dal 5 dicembre

 Napoli magica è un film di Marco D’Amore  che firma anche la sceneggiatura con Francesco Ghiaccio.

Il film è stato presentato nel corso della 40esima edizione del Torino Film Festival e sarà nelle sale come evento speciale al cinema il 5, 6 e 7 dicembre.

Il montaggio è di Mirko Platania e la produzione esecutiva è di Mad Entertainment con Mosaicon Film.

 

napoli magicaNapoli magica è prodotto per Mad Entertainment da Luciano Stella, Maria Carolina Terzi, Carlo Stella

Lorenza Stella, prodotto per Sky da Roberto Pisoni, Dino Vannini, Gaia Pasetto.

Nel cast di Napoli magica ci sono:  Marco D’Amore, Gigio Morra, Marcello Romolo, Andrea Renzi,

Marianna Fontana, Gennaro Di Colandrea, Giovanni Ludeno.

 Una Produzione Sky e Mad Entertaiment in collaborazione con           Vision Distribution.

Cosa cerchi in Napoli quando la abiti da sempre o quando la visiti per la prima volta?

Perché la sua anima è così diversa dalle altre? Dove risiede la sua magia?

Marco D’Amore vuole scoprirlo e per farlo esiste un unico modo: deve attraversarla e perdersi per trovare l’inaspettato incanto.

Bisogna scavare la pietra di tufo dei suoi sottofondi per disseppellire i suoi misteri e le sue leggende, i suoi spiriti, le voci antiche, i suoi fantasmi e i suoi miti.

Il dedalo di cunicoli scavati per tremila anni è tomba dei segreti su cui poggia l’intera città.

E poi dalla realtà si passa alla favola, e così in Napoli Magica i luoghi iconici – il cimitero delle Fontanelle, Castel dell’Ovo, la cappella del Cristo Velato, le Catacombe di San Gaudioso –

prendono vita mentre i volti della gente incontrata in strada si contrappongono ai personaggi del mito (la sirena Parthenope, il munaciello, le anime pezzentelle, Pulcinella).

In questo viaggio, la città assume forme e contorni nuovi suscitando sentimenti contrastanti, in un continuo gioco di opposti.

Napoli è uno sguardo o un’infinità di vedute, come se la si osservasse dalle alture dei colli che la circondano, o dai sotterranei che la trapassano o infine,

attraverso gli occhi di tutte le anime che fino ad ora l’hanno abitata in superficie o nelle sue cavità.

Napoli Magica dà del “tu” al mistero e attende risposte mai rivelate dagli oracoli.

Ho intenzione di trarre in inganno lo spettatore fin dai primi minuti di questo lavoro

– dice il regista –

per fargli credere di trovarsi di fronte al classico documentario che racconti la città visitando luoghi ed intervistando persone.

Sorprenderlo poi con un colpo di teatro, una magia è il caso di dire.

Alla fine per condurre il pubblico dall’altra parte di Napoli, attraversando il ponte immaginario che separa la superfice dai sotterranei,

è necessario sconfinare dai luoghi dove le bellezze sono bagnate dal mare e lavate dall’aria più salubre della terra,

bisogna scavare la pietra di tufo dei suoi sottofondi per giungere dove stanno sepolti i suoi spiriti e le voci antiche.

I suoi fantasmi e i suoi miti.

Questa desueta modalità di racconto nasce dalla convinzione che questa città sia uno dei più grandi palcoscenici della vita,

sospeso tra realtà e rappresentazione, spietata verità e mirabile finzione e che abbia nel suo ventre un popolo

che ha bisogno di drammatizzare gli eventi per comprenderli e di enfatizzare i comportamenti, contrapponendo alla necessità dello stare al mondo il gioco della messinscena.

Il mio personale immaginario, nella ricerca effettuata per raccontare Napoli e la sua magia,

si è nutrito degli esempi dei grandi artisti

che l’hanno attraversata nei secoli, quelli che hanno saputo coglierne lo spirito senza fermarsi alle apparenze.

 Ho così udito mille e mille voci, echi di mondi lontani e ne ho visto moltiplicarsi le visioni, come in un misterioso caleidoscopio.

È mia intenzione far sì che queste visioni si vedano, così come queste voci si ascoltino. Sarà un percorso lacunoso e senza risposte.

Così come accade sempre quando l’uomo ha l’ardire di misurarsi col mistero.

Costruendo attorno alle vicende di Napoli una favola contemporanea

che narri le vicende e i conflitti che la agitano scopriremo un luogo geografico e dell’anima dove bellezza e miseria, pace e guerra, alto e basso

convivono da sempre in un complicato eppur semplice equilibrio.