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Indiana Jones e il Quadrante del destino è il capitolo conclusivo della saga con Harrison Ford

Indiana Jones e il Quadrante del destino è il film diretto da James Mangold, con Steven Spielberg e George Lucas produttori esecutivi con Harrison Ford.

indiana jonesSi tratta del quinto capitolo della fortunata saga dedicata ad Indiana Jones e, ad ascoltare le parole di Harrison Ford che interpreta l’archeologo appunto, è l’ultimo della serie.

Al fianco di Harrison Ford nel cast di  Indiana Jones e il Quadrante del destino  ci sono:  Frank Marshall, Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas,

John Rhys-Davies, Shaunette Renee Wilson, Thomas Kretschmann, Toby Jones, Boyd Holbrook, Olivier Richters, Ethann Isidore, Mads Mikkelsen.

Il film uscirà in sala il 28 distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Il film è stato girato in parte in Sicilia e presentato al Taormina Film Festival.

Siamo nel 1969, nei frenetici giorni dell’Allunaggio e Indiana Jones, sentendosi superato dal mondo che lo circonda, è pronto a ritirarsi.

Ma è proprio quanto sta per appendere la frusta al muro che viene coninvolto dalla sua figlioccia, Helena, in una nuova avventura.

I due dovranno intercettare un prezioso oggetto: un artifatto in grado di cambiare il mondo “in meglio”. Purtroppo, non sono soli in questa ricerca.

Anche lo scienziato ex-nazista Voller è alla ricerca dell’oggetto e Indiana Jones dovrà impedirgli di impossessarsene.

 

 

Su Indiana Jones e il Quadrante del destino Ford dice:

Siamo nel 1969 e Indiana Jones ha più o meno la mia età. Ha perso il vigore, ha perso la famiglia, sta perdendo il lavoro,

le sue capacità non sono brillanti come una volta, ma si presenta una nuova avventura con una compagna molto capace.

Il significato del nostro rapporto è una storia emozionante e potente. Indiana Jones va in pensione,

ma solo dall’Accademia dove ha insegnato archeologia a studenti piuttosto disinteressati.

Nel giorno del pensionamento incontra Helena, il personaggio interpretato da Phoebe Waller Bridge.

Abbiamo già visto in una scena come lui non sia proprio in forma, ma arriva Helena con il piano di una nuova avventura ed è qui che comincia la parte principale del film.

Ford spiega anche i motivi che hanno portato al successo della saga:

Indiana Jones è sempre amato a causa di Spielberg e Lucas: il film è stato concepito per intrattenere e divertire il pubblico: 

un film emozionante sulla storia di rapporti umani: noi raccontiamo storie, siamo story-teller.

Si tratta di seguire un copione e le persone amano i personaggi perché amano i film ma senza una storia non si ha un personaggio.

Se la storia è forte, lo è il personaggio. Siamo in mano a geni cinematografici”.

Sul personaggio di Indiana Harrison Ford dice

Io interpreto un archeologo, non un eroe e non c’è un modo convincente per interpretare un eroe.

Se indossi un mantello o una tutina puoi essere un supereroe,

ma se parliamo di una persona comune che si comporta in modo straordinario in circostanze insolite, non c’è un modo particolare per interpretarlo.

Non ci sarà un sesto capitolo e Ford lo conferma:

Questa film ha un quasi finale non un finale che ti lascia appeso come quelli che si facevano negli anni ‘50,

che lasciavano intendere che ci sarebbe stato un seguito. Abbiamo pensato che questo fosse il modo giusto per porre fine alla saga di Indiana Jones.

 

 

 

 

 Un matrimonio mostruoso di De Biasi con Massimo Ghini, Paola Minaccioni,  Ilaria Spada, Ricky Memphis nelle sale

 Un matrimonio mostruoso è un film di Volfango De Biasi prodotto da Fulvio e Federica Lucisano.

Il film, una produzione Italian International Film con Rai Cinema, è nelle sale del 21 giugno.

un matrimonio mostruosoIl cast di Un matrimonio mostruoso è composto da  Massimo Ghini, Paola Minaccioni,  Ilaria Spada, Ricky Memphis, Cristiano Caccamo, Emanuela Rei, Maurizio Mattioli

Elisa Di Eusanio, Claudio Greg Gregori,  e con Paolo Calabresi

e con Sara Ciocca, Vincenzo Sebastiani, Irene Girotti, Mattia Lucentini.

Non è sempre vero che se ne vanno i migliori.

É passato a miglior vita Nando, capofamiglia del clan Cornicioni.

Sembra che, per una tragica fatalità, sia finito in una doccia di cemento a presa rapida.

Il triste evento ha riunito la famiglia umana di Luna, figlia di Nando, e quella mostruosa del marito

Adalberto.

I parenti, affranti, ignorano che Nando non è nell’aldilà ma in un lontano paradiso fiscale.

L’unica a sapere è sua moglie Stella, abbandonata senza un soldo e alla ricerca di un modo per

saldare i debiti del “defunto” marito.

Stella decide di approfittare della crisi matrimoniale tra il consuocero Vladimiro e Brunilde, riuscendo a scalzare nel cuore del vampiro la strega.

Ma Brunilde non si dà per vinta… è pronta a tutto per salvare il suo secolare matrimonio.

Il regista De Blasi sul film dichiara:

Un Matrimonio Mostruoso nasce dal desiderio di tornare a giocare con i personaggi del primo film

(Una Famiglia Mostruosa) tratti dall’’immaginario infantile, popolato da mostri grotteschi e figure

della fantasia che possano divertire tutta la famiglia.

È proprio la famiglia il centro dell’architettura narrativa, con le sue dinamiche fatte di equilibri e

contrasti, di affetti profondi e ordinaria follia.

Non conosci mai profondamente qualcuno finché non conosci la sua famiglia, la storia, le contraddizioni,

le note che la rendono unica, imperfetta e definita dal fatto di costituire un’eccezione.

La famiglia dei mostri e quella umana, a tratti perfino più mostruosa.

Una commedia familiare, di costume e di classe, che scorre su un doppio binario e mette a confronto i mostri letterari e i mostri dei nostri tempi,

dimostrando come per ciascuno il mostro sia sempre “l’altro”.

In questo secondo film si esplora il topos narrativo del matrimonio per declinarlo in una classica

farsa divertita,

cercando però di scavare come sempre in quelli che sono i vizi e le piccole crudeltà che covano in seno alla famiglia.

Per raccontare, ancora una volta, come ogni famiglia sia mostruosa a modo suo.

E’ stato interessante lavorare con gli attori sulle maschere, riuscire ad accompagnarli in una recitazione inedita, immaginifica e sorprendente.

E affrontare la sfida dell’utilizzo degli effetti speciali, che richiedono complessi tecnicismi e lunghi tempi di lavorazione, ma che sullo schermo

scorrono in un istante.

the forgiven

The Forgiven di John Michael McDonagh con Ralph Fiennes e Jessica Chastain in onda su Sky

The Forgiven è il film scritto e diretto da John Michael McDonagh.

The Forgiven è un adattamento del romanzo di Lawrence Osborne Nella polvere, pubblicato nel 2012.

the forgivenIl film, distribuito da Universal Pictures, con la sceneggiatura di John Michael McDonagh, la fotografia di  Larry Smith,

il montaggio di Elizabeth Eves e Chris Gill e con le musiche di Lorne Balfe.

La produzione di The Forgiven è a cura di House of Un-American Activities, Brookstreet Pictures, Head Gear Films, Metrol Technology.

Il cast di The Forgiven è composto da: Ralph Fiennes,  Jessica Chastain, Matt Smith, Saïd Taghmaoui, Abbey Lee, Mourad Zaoui,

Caleb Landry Jones, Ismael Kanater, Christopher Abbott, Alex Jennings e Marie-Josée Croze.

The Forgiven è in onda dal 15 giugno in prima visione su Sky cinema.

David e Jo Henninger,  un medico e un’autrice di libri per bambini, arrivano in Marocco per partecipare a un fine settimana di festa nella sontuosa casa del loro amico Richard e del suo amante Dally Margolis.

David, dopo avere mangiato e bevuto molto,  insiste per fare il lungo viaggio in auto da Tangeri alla festa, litigando con Jo per tutto il tragitto.

Ma quando David perde il controllo della sua auto, un giovane del posto di nome Driss  viene ucciso.

La coppia, in preda al panico, mette il corpo del ragazzo sul sedile posteriore dell’auto e continua a guidare in direzione della villa di Richard,

sperando che il loro amico possa aiutarli.

La polizia locale sembra disinteressata alla questione, ma quando il padre di Driss, Abdellah  si presenta per reclamare il corpo del figlio,

insiste affinché David lo accompagni al suo villaggio per aiutarlo a dare al figlio una degna sepoltura.

 

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Lawrence Osborne.

Distribuzione: Universal

Questa è la seconda collaborazione tra Jessica Chastain e Ralph Fiennes. I due attori avevano già recitato insieme in Coriolanus (2011).

 

 

 

grazie ragazzi

“Grazie ragazzi” di Riccardo Milani con Antonio Albanese Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Fabrizio Bentivoglio su Sky

Grazie ragazzi è il film diretto da Riccardo Milani che ha ottenuto un notevole successo nelle sale.

grazie ragazziLunedì 12 giugno alle 21.15 va in onda su Sky Cinema Uno (alle 21.45 anche su Sky Cinema Comedy), in streaming su NOW e disponibile on demand.

Il film sarà disponibile anche in 4K su Sky Cinema 4K (12 giugno, ore 21.15) e on demand.

 Nel cast di Grazie ragazzi  ci sono: Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Fabrizio Bentivoglio,  Giacomo Ferrara, Giorgio Montanini, Andrea Lattanzi.

Una produzione Palomar, Wildside, società del gruppo Fremantle, e Vision Distribution in collaborazione con Sky.

Si tratta di una commedia  tratta da Un triomphe, recente film francese di Emmanuel Courcol,

che si ispira liberamente a una vicenda realmente accaduta in Svezia nel 1985.

Antonio, attore appassionato ma spesso disoccupato, accetta un lavoro offertogli da un vecchio amico e collega, assai più smaliziato di lui,

come insegnante di un laboratorio teatrale all’interno di un istituto penitenziario.

All’inizio titubante, scopre del talento nell’ improbabile compagnia di detenuti e questo riaccende in lui la passione e la voglia di fare teatro,

al punto da convincere la severa direttrice del carcere a valicare le mura della prigione e

mettere in scena la famosa commedia di Samuel Beckett “Aspettando Godot” su un vero palcoscenico teatrale.

Giorno dopo giorno i detenuti si arrendono alla risolutezza di Antonio e si lasciano andare scoprendo il potere liberatorio dell’arte e

la sua capacità di dare uno scopo e una speranza oltre l’attesa.

Così quando arriva il definitivo via libera, inizia un tour trionfale.

 

Riccardo Milani sul film:

Quella di “Grazie ragazzi” è una storia vera avvenuta in Svezia a metà degli anni ’80.

La visione del film francese che l’ha raccontata è stata l’occasione per adattare la vicenda alle nostre carceri con il filtro della commedia così da arrivare a un pubblico più largo.

Un film che racconta la capacità del teatro di dare un’opportunità, di scavare nell’animo umano di chi assiste, ma anche, e in questo caso soprattutto, di chi si mette in gioco recitando su un palcoscenico.

 È per questo che, inevitabilmente, “Grazie ragazzi” è anche un film sul mestiere dell’attore che rimane per me affascinante e misterioso.

 Un film su quanto l’arte possa diventare in un carcere elemento di “libertà” e soprattutto di “possibilità”.

 

Antonio Albanese sul film:

Il produttore Carlo Degli Esposti, che ha realizzato “Grazie ragazzi” con la sua Palomar insieme alla Wildside di Mario Gianani,

mi ha proposto di essere il protagonista di questo film ispirato a una storia vera che non conoscevo e che aveva già ispirato una versione francese di grande successo.

Ho letto il copione e ne ho capito subito il valore, visto che nel corso del racconto si assiste a una vera e propria ascesa verso la gioia e la felicità,

Mi sembrava molto stimolante l’opportunità di poter parlare di come l’arte possa migliorare le persone e creare pace e serenità.

Ho in qualche modo riconosciuto il mio personaggio, e mi sono ritrovato subito in sintonia con quelle dinamiche.

denti da squalo

“Denti da squalo” diretto da Gentile con Pesce, Santamaria, Raffaele, Rosci e Menichelli nelle sale

Denti da squalo è il film diretto da Davide Gentile che esce nelle sale l’8 giugno.

Nel cast di Denti da squalo ci sono: Tiziano Menichelli, Stefano Rosci, Virginia Raffaele, Edoardo Pesce¸ Claudio Santamaria.

La sceneggiatura è di Valerio Cilio, Gianluca Leoncini, la fotografia è di Ivan Casalgrandi, il

Montaggio è di Tommaso Gallone, le musiche è di Michele Braga.

denti da squaloLa produzione è di: Goon Films, Lucky Red, Ideacinema con Rai Cinema, in collaborazione con Prime Video.

Denti da squalo è distribuito da Lucky Red.

Denti da squalo, il film diretto da Davide Gentile, si svolge in un’estate diversa dalle altre per il tredicenne Walter.

È la prima estate che passerà senza suo padre Antonio che è morto da poco in un incidente sul lavoro.

Siamo sul litorale romano e la scuola è appena finita, sono rimasti da soli lui e sua madre Rita che difficilmente accetta questo terribile lutto.

Rita si chiude sempre più in se stessa e i suoi silenzi la stanno allontanano da suo figlio.

Walter passa le sue giornate gironzolando senza meta e un giorno la sua attenzione viene catturata da un luogo misterioso, una villa con una grande piscina.

L’acqua della piscina però è torbida e contrariamente a quello che pensa inizialmente, la villa non è abbandonata.

Ad occuparla c’è il criminale di zona conosciuto come Il Corsaro, e con lui a custodire la villa c’è anche Carlo un teppistello.

Questo sarà l’inizio di un’avventura unica e poetica che Walter ricorderà per tutta la vita.

Dentice racconta le difficoltà riscontrare sul set:

«La domanda che ci siamo fatti era come realizzarlo, abbiamo pensato di utilizzare un vero esemplare erbivoro, ma non me la sono sentita.

Se ci fosse stato un incidente con il bambino sarebbe stato terribile, uno squalo vero non è controllabile, e forse non ci avrebbero nemmeno assicurati.

Siamo passati all’idea di costruirlo con l’animatronica, ma non avrebbe funzionato.

La soluzione vincente è stata mescolare le tecniche, lavorare in animatronics con la computer grafica.

In Italia gli effetti speciali non sono mai stati fatti a quei livelli, e noi dovevamo lavorare come a Hollywood ma senza i loro mezzi.

Mi hanno proposto una casa di produzione molto piccola ed ero in apprensione,

invece hanno lavorato molto bene, sapendo che il risultato avrebbe cambiato la loro carriera, oltre che la mia».

Il rapporto sul set con l’esordiente Tiziano Menichelli

Non avevo mai lavorato con un esordiente, ho trovato Tiziano un mese prima delle riprese, a Ostia, su un pontile.

Dopo il primo giorno di set ha avuto 40 di febbre, ci siamo fermati per una settimana.

Dalla seconda settimana Tiziano ha lavorato 39 giorni senza fare un errore.

Certo la tenuta psicologica, mia e soprattutto sua, ha avuto cedimenti.

Ma sapevo che se avessi seguito la mia sensibilità non avrei sbagliato.

Capisco bene l’età preadolescenziale, quel senso di solitudine che ti attraversa.

All’età di Walter ero molto solo e molto malinconico, ho trasferito quei sentimenti nel film.

Mentre ho tralasciato la fascinazione per il mondo criminale che era nella sceneggiatura, perché Tiziano è un bambino più profondo e molto serio.

Il suo sentirsi poco capito dal resto del mondo ci ha avvicinati».

la quattordicesima domenica

La quattordicesima domenica del tempo ordinario di Pupi Avati con Lavia, Fenech, Bocci e Guenzi nelle sale

La quattordicesima domenica del tempo ordinario il film diretto e sceneggiato da pupi Avati è nelle sale.

La distribuzione del film è di Vision distribution, la fotografia di Cesare Bastelli il montaggio di Ivan Zuccon, le  musiche di  Sergio Cammariere, Lucio Gregoretti

la quattordicesima domenicaLa produzione di La quattordicesima domenica del tempo ordinario è a cura di

Duea Film, Minerva Pictures con Vision Distribution in collaborazione con Sky

Nel cast di La quattordicesima domenica del tempo ordinario  ci sono:

Camilla Ciraolo, Lodo Guenzi, Nick Russo, Edwige Fenech, Gabriele Lavia, Cesare Bocci, Massimo Lopez, Cesare Cremonini, Jacopo Rampini, Fabrizio Buompastore,

Sydne Rome, Anna Safroncik, Patrizia Pellegrino, Pilar Abella, Vincenzo Failla.

 

Bologna, anni 70. Marzio, Samuele e Sandra sono giovanissimi e ognuno ha un suo sogno da realizzare. La musica, la moda, o forse la carriera.

I due ragazzi, amici per la pelle, fondano il gruppo musicale I Leggenda e sognano il successo. Sandra è un fiore di bellezza e aspira a diventare indossatrice.

Qualche anno dopo, nella quattordicesima domenica del tempo ordinario, Marzio sposa Sandra mentre Samuele suona l’organo.

Quella ‘quattordicesima domenica’ diventa il titolo di una loro canzone, la sola da loro incisa, la sola ad essere diffusa da qualche radio locale.

Poi un giorno di quei meravigliosi anni novanta in cui tutto sembra loro possibile, si appalesa all’improvviso la burrasca, un vento contrario e ostile che tutto spazza via.
Li ritroviamo 35 anni dopo.

Cosa è stato delle loro vite, dei loro rapporti? Ma soprattutto cosa ne è stato dei loro sogni?

 

Pupi Avati parla del suo film:

Ho immaginato il titolo già oltre 15 anni fa quando, raggiunta la settantina, ho iniziato una doverosa riflessione sul percorso che avevo alle spalle.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario secondo l’anno liturgico è quella che segue la Quaresima e anticipa l’Avvento e per me è il giorno in cui mi sono sposato il 27 giugno 1964.

Ho pensato, ho immaginato una separazione per un lungo periodo di 35 anni dalla donna che avevo sposato, nella reciproca aspettativa di vedere entrambi realizzati i nostri sogni immaginando

poi un nuovo incontro in cui verificare quanto questi sogni non si siano realizzati e di conseguenza quanto fossimo noi cambiati rispetto ad allora.

Credo che in una situazione come quella attuale dell’Occidente in cui la gran parte delle unioni – sancite da matrimoni religiosi o civili o altro –

hanno una vita breve perché si concludono molto spesso con separazioni e divorzi, l’immaginare cosa possa accadere di due persone che hanno usato il conoscersi reciprocamente per amarsi e

successivamente il conoscersi reciprocamente per combattersi e quindi che cosa possa rappresentare per loro il ritrovarsi dopo gran parte della propria vita vissuta lontani uno dall’altra.

È evidente che c’è ben poco di autobiografico in quanto la mia esperienza in ambito matrimoniale è ancora ben salda e mi auguro lo sia definitivamente.

Tuttavia, immaginare e scrivere una storia come questa mi ha dato modo di verificare quanto l’invecchiare abbia prodotto in me una nostalgia sempre più esplicita

nei riguardi di quella figura paterna della quale non avevo avvertito l’assenza per gran parte della mia vita.

Edwige Fenech racconta il suo personaggio:

Ho ricevuto una chiamata da Pupi Avati che mi ha raccontato la storia del film al telefono e devo dire che sono rimasta molto impressionata.

L’ho sempre adorato come regista e mi ha fatto molto piacere che mi stesse cercando per propormi qualcosa di molto diverso rispetto a tutto quello che avevo fatto in passato.

Quando ha finito il suo racconto quasi non ci credevo, alla fine della chiamata avevo già detto di sì… Quando ho riattaccato mi sono messa a fare salti di gioia per come ero felice.

Sandra è un ruolo distante da me, però è molto vero e quando un personaggio è realistico inevitabilmente dopo tanti anni di esperienza inserisci nella tua interpretazione qualcosa del tuo vissuto:

tutti noi nella vita viviamo alti e bassi, gioie e dolori e tutte queste varie esperienze finiscono naturalmente anche nei nostri personaggi.

Per interpretare Sandra come sempre si fa ho studiato, ho cercato di capire chi è la persona che devi riproporre sullo schermo, ho cercato di coglierne la verità, le ombre e la luce.

In fondo l’approccio è sempre con qualcuno che non sei tu e sei tu che devi dargli vita.

 

Gabriele Lavia spiega il suo personaggio:

Io e Pupi Avati eravamo entrambi a Milano per motivi di lavoro, ci siamo incontrati, lui mi ha detto che avrebbe voluto girare un altro film insieme a me,

a quasi 40 anni di distanza dal nostro “Zeder”, e abbiamo chiacchierato a lungo.

Poco dopo ho letto e apprezzato la sceneggiatura che mi ha dato e abbiamo iniziato a girare.

Mi ricordo soprattutto che faceva molto molto freddo durante le riprese e il clima piacevole del set.

È stato bello lavorare con il mio regista, con suo fratello, il produttore Antonio Avati, e con tutti gli altri attori e tecnici…

Sono la seconda metà del personaggio di Marzio, interpretato in età giovanile da Lodo Guenzi.. Dostoevskij direbbe che quando ci sono io in scena a interpretarlo,

Marzio frequenta gli angoli bui della sua vita mentre quando è interpretato da Lodo frequenta quelli luminosi.

Mi verrebbe da dire che in scena io sono la delusione di Lodo Guenzi mentre Lodo è la mia illusione.

La vita ti riserva queste amare sorprese, Marzio vive da anziano questa delusione, è un fallito che vive in modo dimesso ma ha ancora dentro il cuore qualcosa, non abbandona il sogno di essere un musicista.

Marzio non ha una vita privata, non ha una vita, vive una continua delusione in cui coltiva ancora una strana illusione,

non si arrende ed è questa la sua forza, rappresenta un vecchio inarreso..

 

 

 

la caccia

La caccia il film di Marco Bocci con Chiatti, Sermonti, Nigro, Mazzotta, Savoia nelle sale

La Caccia è un film diretto da Marco Bocci nelle sale dall’11 maggio 2023.

La sceneggiatura de La caccia è dello stesso Bocci con Alessandro Nicolò e Alessandro Pondi.

La distribuzione è di Medusa Film, mentre la produzione di Santo Versace e Gianluca Curti per Minerva Pictures, con Rai Cinema.

la cacciaNel cast di La caccia ci sono:

Laura Chiatti, Filippo Nigro, Paolo Pierobon, Pietro Sermonti, Gigi Savoia, Peppino Mazzotta, Marco Bocci, Marina Rocco

La Caccia racconta la storia di una famiglia, di  quattro fratelli, Silvia, Luca, Giorgio e Mattia

(Laura Chiatti, Filippo Nigro, Paolo Pierobon e Pietro Sermonti), molto diversi fra loro.

Luca è un tipo pieno di energie, lavora nel settore della vendita di auto e sta progettando di espandere la sua attività.

Silvia per diverso tempo ha dovuto combattere con la sua tossicodipendenza, ma adesso è pulita da ben mille giorni.

Mattia è un creativo, lavora come pittore, a un primo sguardo appare trasandato e sembra non curarsi molto dell’opinione altrui.

Giorgio, infine, emana un aria seria e affidabile, ha un lavoro stabile ed è il padre di una famiglia molto esigente.

Dopo un lungo periodo lontani, i quattro fratelli si riuniscono per la morte del padre.

Si ritrovano tutti in quella grande villa dove hanno trascorso insieme gli anni dell’infanzia e scoprono, con loro grande sorpresa, che l’abitazione è l’unica eredità lasciata loro dal padre.

Decidono di comune accordo di vendere la casa, nonostante ancora oggi nasconda una terribile verità.

Il ricavato dalla vendita, però, non è sufficiente a sanare i problemi economici di ognuno di loro, così Luca propone ai fratelli una soluzione per un verso estrema, ma degna di suo padre.

Sul film La caccia il regista Bocci afferma:

A me piace lavorare con gli attori, forse perché sono un attore anche io e conosco le fragilità che possiamo avere sul set.

In verità mi piace anche fare un lungo lavoro di preparazione con loro e mi fido molto degli attori, mi piace scoprire fin dove possono arrivare e trovo sia giusto lasciare anche un certo spazio all’improvvisazione.

In generale comunque sono una persona abbastanza istintiva e mi piace seguire il flusso, seguire quello che ho voglia di raccontare.

Mi piace anche mischiare un po’ i generi, non mi fisso su un unico “registro”.

Secondo me questo film può piacere e soddisfare sia il semplice appassionato di cinema che va in sala per puro intrattenimento,

che uno spettatore che ha voglia di qualcosa di più, magari di riflettere per qualche ora su quello che ha visto.

Naturalmente è anche un film che riflette sui rapporti familiari, sui legami con i quali cresciamo.

Tutto parte dalla famiglia, le nostre sicurezze, le nostre insicurezze, fragilità o indecisioni.

Credo che il film appunto faccia riflettere su quanto il nostro passato riesca a contaminarci.

Filippo Nigro, uno dei protagonisti sul film dice:

Nel film sembra che nessuno voglia stare in gioco e quindi nessuno vuole essere in scena, o nella vita.

Nel mio caso, invece, provo ad esserci troppo e troppo male, commettendo numerosi errori.

Proprio perché non siamo preparati a stare in scena, o nella vita.

E questo ti incattivisce, ti rende frustrato, tuo malgrado. Ti arrabbi per sopravvivere.

 

 

vivere non è un gioco da ragazzi

Vivere non è un gioco da ragazzi la nuova serie di Ravello con Fresi, Bisio, Grimaudo in onda dal 15 maggio

Vivere non è un gioco da ragazzi, serie prodotta da Picomedia per Rai Fiction, e in onda su Rai 1 dal 15 maggio, diretta da Rolando Ravello.

La fiction è composta da 6 episodi che saranno suddivisi in 3 serate, due episodi ogni lunedì.

Vivere non è un gioco da ragazzi  è prodotta da Roberto Sessa con il sostegno della Regione Emilia-Romagna

vivre non è un gioco da ragazziIl cast di Vivere non è un gioco da ragazzi è composto da:

Claudio Bisio, Stefano Fresi, Nicole Grimaudo, Riccardo De Rinaldis, Matilde Benedusi

Tommaso Donadoni, Pietro De Nova, Lucia Mascino, Fabrizia Sacchi,  Fausto Sciarappa,

Luca Geminiani.

Lele è cresciuto in periferia, ma attratto dalla scrittura s’iscrive a un liceo classico del centro di Bologna.

Per attirare l’attenzione di Serena, la ragazza che gli piace, Lele si è lasciato coinvolgere in un gruppo di amici che assumono ecstasy.

L’ha provata e ha assecondato la curiosità di un altro amico, Mirco, facendone assumere una pastiglia anche a lui.

Mirco però viene ritrovato senza vita, e per Lele è l’inizio di un incubo che lo conduce in Questura.

A cercare di capire quale sia il reale coinvolgimento di Lele nella vicenda ci sarà il commissario Saguatti.

 

Le riprese di Vivere Non è un Gioco da Ragazzi sono iniziate lo scorso autunno a Bologna, e terminate nelle prime settimane del 2022.

Claudio Bisio sulla sua partecipazione dice:

Avrei dovuto fare solo un cameo, poi una partecipazione, alla fine sono dentro con testa, cuore e piedi.

Il mio personaggio, il commissario Saguatti è burbero, scontroso ed indaga sulla morte dell’amico di Lele per una pasticca tagliata male.

Come tutti i personaggi di questa serie anche lui ha dei segreti che lo portano ad avere atteggiamenti non ortodossi.

 

 

il principe di roma

Il principe di Roma diretto da Edoardo Falcone con protagonista Marco Giallini in prima tv su Sky

Il principe di Roma è il film diretto da Edoardo Falcone, con protagonista Marco Giallini.

Nel cast di Il principe di Roma ci sono:  Giulia Bevilacqua, Filippo Timi, Sergio Rubini,

Denise Tantucci, Antonio Bannò, Liliana Bottone, Massimo De Lorenzo, con Andrea Sartoretti e con Giuseppe Battiston.

il principe di RomaIl film, una produzione Lucky Red con Rai Cinema in collaborazione con Sky Cinema, va in onda lunedì primo maggio

alle 21.15 su Sky Cinema Uno (e alle 21.45 anche su Sky Cinema Collection), in streaming su NOW e disponibile on demand

Roma, 1829. Bartolomeo (Marco Giallini) è un uomo ricco e avido che brama il titolo nobiliare più di ogni cosa.

Nel tentativo di recuperare il denaro necessario a stringere un accordo segreto con il Principe Accoramboni

per ottenere in moglie sua figlia, si troverà nel bel mezzo di un sorprendente viaggio a cavallo tra passato, presente e futuro. A

ffiancato da compagni d’eccezione dovrà fare i conti con sé stesso e conquistare nuove consapevolezze.

 

Sul film dice il regista Falcone

 Ho sempre voluto fare un film ambientato nella Roma del Papa Re.

Questo desiderio ha origine nella mia infanzia quando, in una lontana estate di tanti anni fa, mia madre mi portò in un’arena a vedere Nell’anno del Signore di Luigi Magni.

Proprio dalla visione di quel film così evocativo è nata in me una passione per la storia e le tradizioni della mia città, che ancora oggi non mi ha mai abbandonato.

Avevo però bisogno di trovare un’idea giusta per far rivivere quel mondo così particolare, senza dover rinunciare a trattare temi universali,

come ho sempre cercato di fare nelle mie regie precedenti.

E quest’idea l’ho trovata in un grande classico della letteratura: “Il Canto di Natale” di Charles Dickens. Tutto parte da una domanda paradossale:

e se l’odioso Scrooge invece di vivere a Londra nell’Ottocento, fosse vissuto nello stesso periodo a Roma?

Partendo da questo spunto iniziale, via via si è sviluppata la storia del Principe di Roma che nel tempo ha acquistato sempre più un’identità autonoma.

Tolto il Natale con i suoi regali, eliminato il vecchio Scrooge con la sua proverbiale avarizia, sono nate situazioni, personaggi e sviluppi assolutamente originali rispetto all’universo dickensiano.

In compenso sono rimasti i fantasmi.

Ma non sono più quelli classici del Natale passato, presente e futuro, bensì fantasmi “storici” come Beatrice Cenci, Giordano Bruno e Papa Borgia.

Presenze misteriose che secondo la tradizione continuano a vagare da secoli lungo le strade della città eterna e che guideranno il nostro protagonista in un percorso straordinario attraverso la sua vita.

Un viaggio che pur essendo assolutamente personale, alla fine parla a tutti noi.

La condizione umana, il tempo con il suo scorrere inesorabile, le conseguenze di ogni nostra azione, gli affetti e la memoria, sono solo alcuni dei temi affrontati,

senza però mai rinunciare al sorriso e al divertimento. Nello sviluppo della sceneggiatura, ma ancor più nella realizzazione del film, mi sono basato totalmente sulle numerose fonti d’epoca.

In primis ovviamente sui sonetti del Belli, miniera inesauribile di lingua, curiosità e tradizioni popolari.

Poi, per la ricostruzione iconografica, sulle stampe del Pinelli e sulle litografie di Thomas, istantanee meravigliose di un tempo che non c’è più, ma che ancora vive nella nostra memoria.

Tutto con l’obiettivo di non perdere mai di vista un approccio realistico e rigorosamente storico.

Il modo migliore, secondo me, per raccontare una favola senza tempo.

Giallini sui suoi personaggi:

Ci sono stati personaggi che ho praticato di più.

 C’è sempre un po’ di noi in tutto penso al personaggio di Rocco Schiavone, che forse si avvicina di più.

Alla sceneggiatura cerco di dare la mia impronta, non facendo nulla.

Mi attengo a quello che mi dice la sceneggiatura, di me non c’è niente.

Io non sono né avido, né Principe! Comunque mi diverto. Fare cinema è bellissimo”. 

 

 

rocco schiavone

Rocco Schiavone quinta stagione con Marco Giallini ancora protagonista diretto da Spada in onda sulla Rai

Rocco Schiavone quinta stagione è la serie tratta dai romanzi e racconti di Antonio Manzini

rocco schiavoneediti in Italia da Sellerio per la regia di Simone Spada.

Nel cast con Marco Giallini ci sono:  Ernesto D’Argenio, Christian Ginepro, Massimo Reale,

Lorenza Indovina, Valeria Solarino,  Mirko Frezza,  Massimo Olcese, Gino Nardella.

La sceneggiatura è di  Antonio Manzini e  Maurizio Careddu.

I Produttori della Rai sono: Ivan Carlei, Alessandro Carbone, Fania Petrocchi

Prodotto da Rosario Rinaldo (APA) e Maddalena Rinaldo per CROSS PRODUCTIONS

Rocco Schiavone quinta stagione  è una coproduzione RAI FICTION, CROSS PRODUCTIONS e BETA FILM con il sostegno di     Film Commission Vallée d’Aoste

Schiavone continua a dialogare con il fantasma della moglie Marina (ora interpretata da Miriam Dalmazio),

ma il colpo di pistola sparato per errore dall’agente D’Intino  gli ha lasciato un profondo senso di vuoto e di solitudine.

Con il trasferimento di Gabriele (Carlo Ponti) e Cecilia (Anna Bellato) a Milano, Rocco ha perso ogni legame affettivo, nulla sembra potergli riscaldare l’anima:

il rapporto con Sandra (Valeria Solarino) non prende il volo e di Sebastiano (Francesco Acquaroli) nessuno sa più nulla.

Persino il suo fiuto nelle indagini inizia a vacillare, al punto da portare Rocco a compiere uno sbaglio, il primo.

Sarà il ritorno di Baiocchi (Adamo Dionisi) e dei fantasmi del passato a far tremare ulteriormente la terra sotto i suoi piedi,

niente è come credeva che fosse e tutto ciò che lo legava alla sua vita romana sembra sgretolarsi.

Ormai Rocco è costretto ad arrendersi alla realtà aostana tanto detestata, ma che forse rappresenta il suo unico vero rifugio sicuro.

Il regista Simone Spada su Rocco Schiavone quinta stagione:

Schiavone è un vicequestore in forza alla Polizia di Stato, romano fin nel midollo, che si ritrova a dover svolgere le sue funzioni nella città di Aosta.

Ma Rocco Schiavone è sì un poliziotto, ma tutto di lui farebbe dire il contrario.

Se penso a Rocco penso a quel meraviglioso viso unico e vissuto di Marco Giallini;

penso alla scrittura umana e raffinata di Antonio Manzini,

a quei bei romanzi Sellerio che divoravo anche prima di poter immaginare che un giorno ne avrei in qualche modo fatto parte,

penso alla passione e alla visione del nostri produttori Rosario Rinaldo e Maddalena Rinaldo,

alla Valle d’Aosta, che anche quest’anno ci ha ospitato,

alla neve, un elemento naturale, magico, malinconico e visivo che merita di riempire quasi sempre un’inquadratura.

Rocco Schiavone è un racconto che più cresce e va avanti negli anni, più diventa potente, pieno e pregno di umanità e ricco di sfumature.

Rocco è un po’ la verità della vita, la sua forza è l’empatia che crea con chi lo ama e chi non lo sopporta.

Nonostante viva in un tempo sospeso, un continuo inverno che sembra non passare mai, Rocco cambia, perché noi stessi cambiamo con lui.

Anche in questa stagione come nelle precedenti si arricchiscono ulteriormente le linee dei personaggi che lo circondano, le sue amicizie, i suoi amori mancati o schivati, i rimpianti, gli incontri e alcuni ritorni.

A questa  quinta stagione  sono particolarmente legato perché fiero di questo prodotto che ormai, sembra assurdo, vivo un po’ come un figlio.