Anno: 2022

titanic

Titanic il pluripremiato film di James Cameron con Kate Winslet e Leonardo Di Caprio torna nelle sale

Titanic il film di James Cameron torna nelle sale.

Il film uscito nelle sale nel dicembre del 1997 con Kate Winslet e Leonardo di Caprio torna in una versione restaurata.

titanicA tutti gli amanti di Titanic, con il suo carico di romanticismo, segnatevi questa data: 10 febbraio 2023.

Dopo 25 anni Titanic torna sul grande schermo.

Il film racconta la storia dell’affondamento avvenuto in mare il 15 aprile del 1912 del Titanic nell’Atlantico del Nord in seguito alla collisione con un iceberg.

1518 passeggeri morirono su un totale di 2223.

Solo 705 persone riuscirono a salvarsi grazie alle poche scialuppe disponibili e al soccorso del RMS Carpathia.

La storia viene raccontata da una delle superstiti, che ora, nel 1996, ha la bellezza di 102 anni: il suo nome è Rose De Witt Bukater.

Rose (K. Winslet), che nel 1912 aveva 17 anni, è una ragazza di alta classe, fidanzata con il ricco uomo d’affari Caledon Hockley (B. Zane)

ma non ama la sua vita così piena di sfarzo e nulla più.

Rose pensa di suicidarsi buttandosi dal ponte del Titanic ma il giovane Jack Dawson (L. DiCaprio) la salva.

Jack, nullatenente, ha vinto il biglietto d’imbarco grazie ad una partita di poker.

Nonostante la differenza di classi sociali, l’amore tra i due si fa largo.

Non esiste, però il lieto fine.

Christian Iansante doppia Jonathan Phillips che nel film è l’ufficiale in seconda Charles Lightoller.

Titanic  si aggiudicò ben 11 premi Oscar, tra cui quello come Miglior film a James Cameron e Jon Landau,

quello come Miglior regista a James Cameron e quello come Migliore colonna sonora a James Horner.

Kate Winslet, invece, ricevette la candidatura per la Migliore attrice protagonista.

Con oltre 2.2 miliardi di incassi, Titanic è tra i film più visti al mondo.

Curiosità su Titanic:

Al Fairview Cemetery di Halifax si possono trovare le tombe di diverse vittime del naufragio. Una di queste presenta una lapide con inciso il nome J. Dawson.

I fan del film hanno cominciato a recarsi su questa tomba per rendere omaggio al Jack conosciuto nella pellicola di Cameron,

ma molti fan del film, dopo l’uscita al cinema, hanno iniziato a riversarsi al cimitero facendo foto e calchi della lapide,

ma in realtà la tomba è di Joseph Dawson, un fuochista del Titanic che perse la vita nel naufragio.

Il regista James Cameron aveva pensato ad una lunga schiera di attori per interpretare il ruolo di Jack, prima di Leonardo DiCaprio:

Matthew McConaughey, Chris O’Donnell, Billy Crudup, Stephen Dorff, River Phoenix e Jared Leto.

Molte scene e battute che tutt’oggi ricordiamo sono state improvvisate al momento. Le mani di Jack mentre dipingono Rose non appartengono a Di Caprio.

Sono, in realtà, dello stesso James Cameron.

Quest’ultimo, essendo mancino, ha poi dovuto specchiare l’inquadratura nel film, cosicché risultasse essere la mano destra a tenere il carboncino.

the gray man

The Gray man il film dei fratelli Russo con Chris Evans e Ryan Gosling nelle sale a luglio

The Gray man è il film diretto da  Joe Russo ed Anthony Russo sarà in sala a luglio 2022.

Un film con Chris Evans, Ryan Gosling, Ana de Armas, Regé-Jean Page, Jessica Henwick.

the gray man

The Gray man è basato sul romanzo d’esordio di Mark Greaney, pubblicato nel 2009 da Jove Books,

che ha dato vita alla serie Court Gentry dedicata alle avventure di Gray Man,

un assassino freelance ed ex-agente della CIA.

Joe e Anthony Russo hanno cominciato a sviluppare il film alla Sony,

quando il progetto è tornato disponibile sul mercato,

Netflix l’ha acquistato rapidamente, ed ha assunto Gosling ed Evans.

Da notare che The Gray man è la pellicola con il  più alto budget di sempre per un film Netflix

con il budget di 200 milioni di dollari stanziato insieme Red Notice (2021).

The Gray man è il terzo progetto nato dalla partnership tra Netflix e AGBO, dopo  Extraction e Mosul

La sceneggiatura è stata scritta da Joe Russo, Christopher Markus e Stephen McFeely.

I produttori di The Gray man sono i fratelli Russo con Mike Larocca e Joe Roth per AGBO, Jeff Kirschenbaum e Chris Castaldi tramite l’etichetta Roth Kirschenbaum.

I produttori esecutivi sono Patrick Newall, Christopher Markus, Stephen McFeely, Jake Aust, Angela Russo-Otstot, Geoff Haley, Zack Roth e Palak Patel.

The Gray Man è l’agente della CIA Court Gentry (Ryan Gosling), alias, Sierra Six.

Strappato da un penitenziario federale e reclutato dal suo responsabile,

Donald Fitzroy (Billy Bob Thornton), Gentry in passato era un mercenario autorizzato dall’Agenzia altamente qualificato.

Ma ora la situazione è cambiata e l’obiettivo è Six, braccato in tutto il mondo da Lloyd Hansen (Chris Evans), un ex agente della CIA, che non si fermerà davanti a nulla per eliminarlo.

Al suo fianco c’è l’agente Dani Miranda (Ana de Armas).

Il film riunisce i Fratelli Russo con il duo di scrittori Markus e McFeely dopo i film dell’Universo Cinematografico Marvel

Captain America: The Winter Soldier (2014), Captain America: Civil War (2016), Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019).

Chris Evans, originariamente considerato per il ruolo principale, ha rifiutato per interpretare il cattivo.

Ryan Gosling, che torna a recitare a quattro anni dal film biografico First Man – Il primo uomo,

ha firmato un contratto per più film;

in precedenza l’attore aveva rifiutato accordi per film tratti da fumetti Marvel e DC.

Ana de Armas ha già collaborato con entrambi i protagonisti.

Tutti i personaggi del film indossano orologi Tag Heuer, a seguito della partnership di Ryan Gosling con il marchio di lusso.

Brad Pitt era il  protagonista e James Gray avrebbe dovuto dirigere il progetto nel 2011, ma entrambi hanno abbandonato.

Chris Evans e Alfie Woodard hanno già recitato in Captain America: Civil War (2016).

Callan Mulvey e Chris Evans hanno entrambi recitato in Captain America: The Winter Soldier (2014).

 

chiara

Chiara di Susanna Nicchiarelli e Chiara Frugoni con Margerita Mazzucco ed Andrea Carpenzano il 9 giugno su sky

Chiara è un film scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli con collaborazione alla sceneggiatura di  Chiara Frugoni.

Chiara va in onda venerdì 9 giugno alle 21.15 su Sky Cinema Due, in streaming su NOW e disponibile on demand.

nel film l’adattamento dialoghi e la consulenza linguistica è a cura di Nadia Cannata.

La pellicola è prodotta da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, coprodotta da Joseph Rouschop e Valérie Bournonville mentre il produttore associato è Alessio Lazzareschi.

Chiara è una produzione Vivo film con Rai Cinema e Tarantula con il sostegno di Eurimages MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo Regione Lazio

con la partecipazione di Wallimage, con il supporto di Tax Shelter du Gouvernement Fédéral Belge – Casa Kafka Pictures Belfius.

Nel cast di Chiara ci sono:  Margherita Mazzucco, Andrea Carpenzano, Carlotta Natoli, Paola Tiziana, Flaminia Mancin, Valentino Campitelli, Paolo Briguglia, Giulia Testi

Luigi Vestuto  e con la partecipazione di Luigi Lo Cascio.

Assisi, 1211. Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco.

Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si

opporrà persino al Papa:

lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per

vedere realizzato il suo sogno di libertà.

Chiara Frugoni sul film dice:

Chiara d’Assisi fu la prima donna a scrivere una regola originale per le donne, rifiutandosi di declinare al femminile una preesistente regola maschile:

una regola stupefacente, piena di dolcezza, tesa a comprendere più che a giudicare e punire. Di lei scrissero soprattutto uomini:

il biografo, il papa e le gerarchie ecclesiastiche, scrissero tutti per farla dimenticare.

Chiara consumò la vita dietro le mura del monastero di San Damiano.

Contrariamente a quanto avrebbe desiderato, fu costretta alla clausura,

ma la sua solitudine fu abitata da molti affetti e da una fortissima tensione spirituale.

Dalle note di regia di Susanna Nicchiarelli su Chiara :

La forza della storia di Chiara sta per me nella sua radicalità: una radicalità che è sempre attuale, e che ci interroga in qualsiasi epoca.

 È la storia di una diciottenne che, per quanto in un contesto davvero distante dal nostro, abbandona la casa paterna, la ricchezza, la sicurezza, per combattere per un sogno di libertà:

 la mia speranza è che il film trasmetta a tutti l’energia di questa battaglia, che racconti con forza quel sogno di rinnovamento,

quella rivoluzione voluta e desiderata con l’entusiasmo contagioso della gioventù.

L’incontro con Chiara è arrivato per caso ma è andato a toccare delle corde importanti della mia vita e del mio pensiero di donna e di regista, in un momento così particolare della nostra storia.

Il sette marzo del 2020, alla vigilia del primo lockdown, avevo portato i miei bambini ad Assisi per far vedere loro gli affreschi di Giotto

(io sono di origine umbra, e la casa della mia nonna paterna non è distante da Perugia).

Come tutti, sono sempre stata affascinata dalla figura di San Francesco: di Chiara invece sapevo poco. Perciò in quella occasione, nella libreria della basilica, ho comprato due libri su

Chiara d’Assisi:

libri che poi ho letto nei giorni successivi del marzo 2020 a Roma, nell’atmosfera assurda e spaventosa che si era creata, durante la quale il Medioevo, con le sue paure, non sembrava poi così

lontano.

Il primo libro era una biografia molto tradizionale, nella quale Chiara era raccontata come votata fin da bambina alla clausura e alla preghiera.

Il secondo invece mi ha appassionato: era un testo di Chiara Frugoni, la grande medievalista italiana che allo studio di Chiara e Francesco ha dedicato tutta la vita e che sarebbe diventata

un’insostituibile consulente per la sceneggiatura del film.

Di Chiara Frugoni lessi prima “Chiara e Francesco” e poi il bellissimo “Una solitudine abitata”, che decostruiscono l’immagine ufficiale, più docile e ubbidiente di Chiara, che avevo invece trovato nel primo libro.

Ho scoperto così che della vera Chiara si sa poco perché la storiografia ufficiale e religiosa non l’ha mai raccontata:

Chiara era una giovane suo percorso, eventi il cui racconto è così forte nella credenza e nelle rappresentazioni popolari,

e così vivo nelle testimonianze delle sorelle di Chiara documentate durante il processo di canonizzazione, che non può essere trascurato.

Perciò ho provato a immaginare questi episodi così come gli stessi protagonisti li hanno raccontati, inserendoli nella loro quotidianità;

e ho provato anche a immaginare l’effetto che dovevano avere questi eventi miracolosi su quelli che, come Chiara e Francesco, si trovavano a fare i conti con la propria “santità”.

Quando inizia la sua avventura Chiara infatti non solo scopre di avere un carisma inaspettato, che la porterà a guidare un gruppo sempre più numeroso di donne:

si trova anche a fare i conti con una serie di miracoli che non sempre comprende né controlla.

Miracoli che non possono non creare una distanza tra lei e le sue sorelle, tra lei e la gente:

sono perlopiù miracoli quotidiani, persino alimentari, che semplicemente accadono, e per rappresentarli, senza cercare spiegazioni razionali né trascendenti, ho scelto la strada della

semplicità.

Affrontando questo aspetto della vita di Chiara ho voluto interrogarmi su come la santità, e il culto popolare che ne conseguiva, non poteva che spaventare o entrare in contrasto con il bisogno di

semplicità e di umiltà di Chiara e di Francesco.

Entrambi santi, forse entrambi avrebbero preferito essere come tutti gli altri.

Come dice Francesco a Chiara nel film: “Non lo sai che quando muoio mi fanno a pezzi e mi vendono alle chiese?”

La morte, la malattia, il culto della gente possono essere una benedizione ma anche un flagello.

La sofferenza del santo, per quanto benedetta, è reale e altrettanto spaventosa:

la fede non addolcisce l’orrore ma forse lo rende ancora più atroce.

Per raccontare la storia di Chiara ho scelto il formato 2:35.

Al contrario di quando feci Nico, 1988 per il quale ho usato l’1:33, il formato quadrato, che isolava Nico e rendeva anche visivamente l’immagine da vhs a 4/3 della fine degli anni Ottanta,

qui ho usato il formato più metafisico, quello che più di tutti racconta l’enormità

della natura e la piccolezza dell’uomo.

Si tratta di un formato che non permette mai di fare dei primi piani:

perciò Chiara non è mai sola nell’inquadratura, è sempre con la sua comunità, e se ha il vuoto

attorno quel vuoto racconta ancora di più della presenza di altri.

Con Crystel Fournier, la direttrice della fotografia con la quale ho lavorato anche a Nico, 1988 e Miss Marx,

questa volta abbiamo scelto una luce povera e semplice che illuminasse con semplicità le scenografie di

Ludovica Ferrario, raccontandone anche la maestosità.

A questa semplicità ho voluto fare da contrappunto nel film con le visioni di Chiara che, grazie alle invenzioni di Massimo Cantini Parrini,

sono dei viaggi nella fantasia di una ragazza che si immagina, di volta in volta, nei panni di Santa Scolastica o della Madonna col Bambino, o che immagina Francesco dal sultano:

visto che la fantasia è per sua natura scatenata e visionaria, sono i momenti in cui il film si prende le sue libertà rispetto alla filologia,

tra aureole che sembrano uscite dal gotico internazionale, abiti da pale d’altare spagnoleggianti, gioielli e drappi in un Oriente immaginato e non reale.

Questi sono forse gli unici momenti in cui Chiara si permette davvero di

fantasticare.

Dopo tanti film che li hanno mostrati più maturi di quanto non fossero nella realtà, mi sembrava importante raccontare Chiara e Francesco per ciò che erano:

due ragazzi (lei aveva 18 anni e lui 30 all’inizio della storia: Francesco poi muore giovanissimo, a

quarantacinque anni) con le loro “intemperanze” e le loro fragilità, così simili a quelle degli attori che li interpretano:

a cominciare da Margherita Mazzucco, che è cresciuta in fretta sul set dell’Amica geniale eppure ha ancora l’aspetto di una bambina, al tempo stesso fragile e carismatica.

In lei ho rivisto Chiara, con le sue impuntature, le sue sfuriate, o la sua tenera e infantile gelosia, come quando sente parlare di Jacopa de Settesoli.

Allo stesso modo ho pensato che Andrea Carpenzano, con la sua recitazione così istintiva che mi aveva commosso nel Campione,

potesse dare a Francesco una modernità e una naturalezza non scontate.

 

 

 

 

 

the staircase

The staircase – Una morte sospetta è la miniserie con Colin Firth e Toni Collette

The staircase – Una morte sospetta è una miniserie che debutterà l’8 giugno in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

the staircaseThe staircase – Una morte sospetta  coprodotta da Annapurna Television, in otto episodi,  scritta da Antonio Campos e Maggie Cohn che ne sono anche produttori esecutivi e showrunner.

Antonio Campos è inoltre il regista di sei degli otto episodi, due episodi sono diretti da Leigh Janiak.

The staircase – Una morte sospetta  basato su una storia vera, ed approfondisce la vita dello scrittore Michael Peterson,

della sua grande famiglia della Carolina del Nord e la morte sospetta di sua moglie Kathleen.

The staircase – una morte sospetta è una miniserie true crime con il Premio Oscar e vincitore del BAFTA Colin Firth nei panni di Michael Peterson e Toni Collette nei panni di Kathleen Peterson.

Nel cast, oltre a Colin Firth e Toni Collette anche Michael Stuhlbarg (Your Honor), Juliette Binoche (Chocolat),

Dane DeHaan (ZeroZeroZero), Olivia DeJonge (Elvis), Rosemarie DeWitt (Little Fires Everywhere), Tim Guinee (Inventing Anna), Patrick Schwarzenegger (Moxie),

Sophie Turner (Game of Thrones), Vincent Vermignon (Romy and Michele’s High School Reunion), Odessa Young (Shirley) e Parker Posey (Lost in Space).

Dicembre 2001, Carolina del Nord. Quando sua moglie viene ritrovata senza vita in fondo alla scalinata interna della loro casa in una pozza di sangue,

il noto scrittore di romanzi crime Michael Peterson, che ha chiamato il 911 proprio per segnalare la tragedia e per chiedere aiuto, si ritrova indagato.

La polizia, infatti, non è convinta della sua versione dei fatti, e c’è il sospetto che la caduta di Kathleen non sia stata un incidente, bensì un omicidio…

Cos’è dunque successo veramente quella notte? E che ripercussioni avrà questa faccenda sulla famiglia Peterson?

The staircase – Una morte sospetta racconta la vita di Michael Peterson, uno scrittore di gialli che con la famiglia vive nel North Carolina, e la morte sospetta della moglie Kathleen nella loro casa nel 2001.

La serie mostra molteplici interpretazioni di come Kathleen potrebbe essere morta.

“Girare quelle scene ha dato la possibilità di farsi diverse domande”, ha commentato l’attrice Toni Collette.

“Tutti sappiamo dov’è stata trovata Kathleen e dov’era il sangue.

Noi abbiamo semplicemente mostrato diverse opzioni della caduta partendo sempre da questi due punti fermi.

Fortunatamente, non ero io a cadere: ho avuto una magnifica stunwoman. Io ho fatto il resto!”.

“Per interpretare Kathleen avrei potuto parlare con chi l’ha conosciuta ma non credo che ciò mi avrebbe aiutato a entrare meglio nella parte”, continua Collette.

“Ho preferito semmai rivedere vecchi filmati di Kathleen in contesti familiari. Il regista Antonio Campos, poi, sa moltissimi dettagli sulla vicenda.

Lavora al progetto sin dal 2008. Chi meglio di lui avrebbe potuto aiutarmi?”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

black partenope

Black Parthenope film di esordio di Alessandro Giglio con Giovanni Esposito, Gianluca Di Gennaro, Jenna Thiam

Black Parthenope è il film di esordio di Alessandro Giglio, al cinema dal 2 giugno distribuito da Volcano Pictures.

black partenope Il cast di Black Parthenope è formato da:

Giovanni Esposito, Gianluca Di Gennaro, Jenna Thiam, Marta Gastini, Maziar Firouzi e Nicola Nocella.

Black Parthenope scende nelle viscere della città, Napoli Sotterranea, dove è ambientato quasi interamente il film.

Prende spunto dalla leggenda del “munaciello”, come tramandata da Matilde Serao e la intreccia a quella dei pozzari,

gli esperti di profondità che lavoravano nel sottosuolo napoletano,

per un thriller in cui la tradizione si mescola alla modernità e l’amore di un custode per il sotterraneo aiuta, insieme al munaciello,

i protagonisti, rimasti intrappolati negli anfratti della città durante un sopralluogo per trasformare le cave di tufo in mega-parcheggi,

a ritrovare se stessi, e nel caso in cui non ci riescano, a perdersi per sempre.

Cécile Bonnet, giovane rampolla di una famiglia di imprenditori francesi, arriva in città per lavorare alla prima sfida affidatale dal padre, con il quale vive un rapporto difficile:

aprire i cantieri ed iniziare la costruzione di una serie di mega-parcheggi nelle cave di tufo di Antonio, erede di una facoltosa famiglia napoletana.

Ad aiutare Cécile, il progettista Yanis, con cui ella intrattiene una sorta di relazione, Greta,

rampante assistente del padre, Gianni Di Marino, responsabile tecnico napoletano.

Scesi nelle viscere della città, per un sopralluogo, si confronteranno con l’anziano Gennaro, che da decenni accompagna i visitatori nelle cave,

per raggiungere, attraverso un dedalo di cunicoli, i luoghi che sono testimonianza vivente della storia di Napoli, dagli antichi greci ad oggi.

Egli conosce ogni meandro ed ogni segreto di quel posto sconfinato e, avversando il progetto, mette sull’avviso i “profanatori”.

Tra morti violente, antiche vestigia, culti e superstizioni, Cécile, imprigionata a più di cinquanta metri sottoterra e senza la possibilità di comunicare con l’esterno, compirà un viaggio per

salvare la propria vita e trovare una via d’uscita da quel luogo surreale, fatto di spazi giganteschi ed

impenetrabili e strette cavità dove il sole non arriva mai.

Black Parthenope ,  scritto da Alessandro Giglio con Ivan Specchio, è prodotto da Silvana Leonardi per la Wam e Nicola Grispello per la Volcano Pictures che distribuisce il film

in associazione con Think Mgmt (Es), in collaborazione con MIBACT, Regione Campania, Film Commission Regione Campania e POC EU.

Fotografia di Federico Annichiarico, montaggio di Gemma Barbieri, scenografie di Antonella Di Martino,

costumi di Salvatore Salzano, musiche di Massimo Abbatangelo, Matteo Spedicati, Isa Rojas, Angelo Bibita e Luca Di Gregorio.

 

Napoli è una città carica di fascino, ma soprattutto di mistero, un posto dove può succedere di tutto, un

posto tra il fuoco e l’acqua – così presenta il su lavoro il regista  Alessandro Giglio –

 E quale luogo migliore, le sue “viscere”, per ambientare una storia “noir”?

Napoli Sotterranea, la città sotterranea antica più estesa del mondo, nel film non è solo la

“location”,

per me è un vero è proprio personaggio, che avvolge, soffoca, accarezza e protegge gli altri protagonisti della storia.

Laggiù, a 70 metri sotto terra, la percezione del tempo si perde, gli antri bui diventano tenebre e la

fine delle gallerie diventa luce, salvezza.

Nello stile “horror”, inteso nel senso più letterale del termine, ho utilizzato I luoghi per creare

ombre, che inseguono e risvegliano paure e demoni interiori nei personaggi, che, emotivamente distrutti,

si ritrovano a scappare anche da se stessi.

L’impatto estetico del film è estremamente condizionato dalla location, che con i suoi spazi

angusti, seguiti da improvvise aperture, crea forti contrasti.

Tuttavia, si è cercato di curare l’illuminazione, per rendere le immagini più “moderne” dal punto di vista cinematografico.

Questo film è stato uno sforzo incredibile per gli attori e per la troupe, che si sono sottoposti, per

settimane, a fatiche estenuanti, in luoghi dove mancava anche l’aria.

Penso che il ricordo di tutte queste persone, che mi hanno aiutato così tanto a realizzare il mio primo film, mi accompagnerà per tutta la vita.

festival di cannes

Festival di Cannes: la Palma d’oro va a Triangle of sadness di Ruben Ostlund

Festival di Cannes edizione settantacinque: tutti i vincitori.

festival di cannesLa Palma d’oro al Festival di Cannes va  a Triangle of sadness di Ruben Ostlund che così parla del suo lavoro:

Ho voluto fare un film che piacesse al pubblico, che lo facesse discutere, porre domande, riflettere, un film da condividere in sala”.

Close di Lukas Dhont e Stars at noon di Claire Denis vincono ex aequo il Grand Prix.

Il premio della giuria al 75/o festival di Cannes  ex aequo decretato a  Le otto montagne di Charlotte Vandermeersch, Felix Van Groeningen, e da Eo di Jerzy Skolimowski.

Zar Amir Ebrahimi in Holy Spider (Les Nuoits de Mashhad) di Ali Abbasi vince il premio per la migliore interpretazione femminile.

“E’ una mia rivincita dice l’attrice –  sono stata umiliata ma il cinema mi ha salvata, la Francia che mi ha accolta mi ha salvata”.

 

Al Festival di Cannes il premio per il migliore attore va a Song Kang-Ho per Broker di Kore-Eda Hirokazu.

Park Chan-Wook per Decision to leave si aggiudica il premio per la regia

Boy from Heaven (Walad Min al Janna) di Tarik Saleh è la sceneggiatura che vince il premio.

Il premio speciale va  a Tori e Lokita dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne.

 

La Camera d’or, il premio per la migliore opera prima va a War Pony di Gina Gammel e Riley Keough, presentato nella selezione ufficiale di A Certain regard.

Mentre a Plan 75 di Hayakawa Chie va  la menzione speciale

 

nostalgia

Nostalgia di Mario Martone con Favino, Mascia, Ragno, Di Leva molto applaudito a Cannes

Nostalgia è il  film di Mario Martone presentato al Festival di Cannes dove ha raccolto nove minuti di applausi.

Nostalgia è tratto dal romanzo Nostalgia di Ermanno Rea.

nostalgia Nel cast di Nostalgia ci sono : Pierfrancesco Favino, Francesco Di Leva, Tommaso Ragno, Aurora Quattrocchi, Sofia Essaidi, Nello Mascia, Emanuele Palumbo, Artem, Salvatore Striano, Virginia Apicella.

Il film è una coproduzione italo – francese in associazione, in partecipazione con Arte Confinova , in collaborazione con PRIME VIDEO

con il contributo di Regione Campania con il contributo di FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA.

Il film è realizzato con il sostegno della Regione Lazio.

Nostalgia è prodotto da Luciano Stella, Roberto Sessa, Maria Carolina Terzi, Carlo Stella e coprodotto da Angelo Laudisa.

In Nostalgia il protagonista Felice Lasco (Favino al suo primo film napoletano), torna a Napoli dopo 40 anni

per rivedere l’anziana madre che aveva lasciato all’improvviso quando era ancora un ragazzo.

Nel rione in cui è nato, la Sanità, vaga, si perde, quasi non capisce la lingua ma c’è qualcosa che lo attira,

i ricordi di una vita lontana con Oreste (Tommaso Ragno), il migliore amico d’infanzia,

diventano un motivo spontaneo e irrefrenabile per rimettere radici nonostante al Cairo lo aspetti la sua vita da ricco imprenditore con una moglie amata.

Il quartiere è cambiato, ma in peggio, con un sacerdote (Francesco Di Leva) a provare a tenere lontani i ragazzi dalla leva della camorra.

Tra quei vicoli una forza invincibile quasi gli impone di restare, è la ‘nostalgia’.

Faccio molta fatica a parlare in termini razionali di questo film

dice Pierfrancesco Favino – è stata per me una esperienza estremamente viscerale.

Ancora oggi tutto quello che posso dire è un tentativo maldestro di raccontare le emozioni che ho vissuto facendolo.

E’ stato un luogo, uno spazio, un tempo in cui mi sono completamente perso, la Sanità ammaliatrice mi ha fatto scoprire cose di me che non avevo tirato fuori.

E’ una bellissima storia di amore e di amicizia questa trama, però sento come se avesse parlato per me il mio ombelico.

Ognuno di noi – prosegue Favino – dentro di sé ha un sud di un mondo, come un magnete interno,

un luogo che forse rappresenta il suo se più intimo forse quello dei suoi avi.

La Sanità in questo senso rappresenta qualsiasi luogo del mondo, Napoli come Il Cairo, come l’altrove e il fatto che nell’altrove ritrovi se stesso è incredibile.

Ritornare: quel gesto lì diventa più importante dell’approdo”.

“Mi affascinavano tante cose del romanzo di  Rea- dice Martone –

certamente la possibilità di fare un film tutto in un quartiere,

una enclave come la Sanità che gli stessi napoletani conoscono poco e che è stata una terra di nessuno, un far west della camorra.

L’ho immaginato come un labirinto, una scacchiera, forme borgesiane in cui si immagina che dei personaggi facciano un percorso nel passato e nel presente.

C’era in tutto questo una forma cinematografica che mi tentava, l’idea di fare un film non con una messa in scena tradizionale

ma come cinema del reale buttandomi in strada come nel neorealismo italiano e incontrare le persone vere”.

elvis

 Elvis è il biopic del regista Baz Luhrmann con Austin Butler e Tom Hanks nelle sale dal 22 maggio

 Elvis è il biopic del regista Baz Luhrmann che racconta la vita e la carriera della leggenda del rock and roll Elvis Presley,

con Austin Butler nei panni di Elvis e Tom Hanks in quelli del manager colonnello Tom Parker.

elvis Elvis sarà nelle sale italiane dal 22 maggio.

 Elvis esplora la vita e la musica di Elvis Presley, viste attraverso il prisma della sua complicata relazione con l’enigmatico manager, il colonnello Tom Parker.

La storia approfondisce le complesse dinamiche tra Presley e Parker nell’arco di oltre 20 anni, dall’ascesa alla fama di Presley

che raggiunse un livello di celebrità senza precedenti; sullo sfondo un panorama culturale in evoluzione e la perdita dell’innocenza in America.

Al centro di questo viaggio c’è una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley.

Recitano al fianco di Hanks e Butler, la pluripremiata attrice teatrale Helen Thomson, Richard Roxburgh mentre Olivia DeJonge interpreta Priscilla.

Luke Bracey, Natasha Bassett,  David Wenham, Kelvin Harrison Jr.; Xavier Samuel  e Kodi Smit-McPhee.

Completano il cast Dacre Montgomery, Leon Ford, Kate Mulvany, Gareth Davies (“Peter Rabbit,” “Hunters”) come Bones Howe, Charles Grounds, Josh McConville  e Adam Dunn.

Per ritrarre le altre icone della musica del film, Luhrmann ha scelto la cantautrice Yola come Sister Rosetta Tharpe;

il modello Alton Mason come Little Richard; il texano di Austin Gary Clark Jr., come Arthur Crudup, e l’artista Shonka Dukureh come Willie Mae “Big Mama” Thornton.

 

 «Ci sono icone musicali che sono state molto importanti per me, da giovane ero un fan, ma non credo che quella fosse la ragione per cui volevo fare un film su di lui.

  • dice il regista Luhrmann –

La verità è che, in questa realtà contemporanea, la vita di Elvis è la tela perfetta su cui esplorare l’America negli anni ’50, ’60 e ’70.

42 anni sono un tempo breve, è vero, in cui però sono racchiuse tre esistenze incredibili, culturalmente e socialmente al centro di quel periodo».

«Il Colonnello Tom Parker – continua Luhrmann – credo che Tom lo cercasse, ci si è proprio buttato a capofitto, ma non spoilero niente perché il trailer si apre con lui che afferma:

“Ci sono persone che sostengono che sia il villain di questa storia”, e poi racconta tutto, ma non dice mai: “Hanno ragione”».

Austin Butler sul suo personaggio dice: «Ci sono stati tanti motivi che mi hanno portato qui, ma su tutti la possibilità di esplorare l’umanità di qualcuno che è diventato la cartina di tornasole di una società:

Elvis è una leggenda, ha raggiunto quasi uno stato super umano.

Avevo 27 anni quando mi hanno scelto e ora ne ho 30, l’ho esplorato per tre anni per trovare l’essere umano e ho lavorato con uno dei migliori registi di sempre.

È stata davvero una gioia, potrei farlo per il resto della mia vita.

Entrare nei suoi panni era una roba enorme. Quando è iniziato tutto volevo trovare un sound identico al suo, questo era il mio obiettivo,

sentendo una registrazione mia e una sua non avresti dovuto riconoscere la differenza e l’ho pensata così per diverso tempo.

Poi è arrivata la paura di non farcela, avevo un fuoco dentro che mi portava a lavorare, lavorare.

Per un anno prima di girare ho fatto voice coaching sei o sette volte la settimana e passato ore con diversi esperti per cercare il registro, l’accento, l’inflessione, tutto.

Puoi impersonare qualcuno, ma trovare l’umanità e la vita, la passione e il cuore è un’altra cosa.

Ho dovuto liberarmi da tutti quegli elementi e attraversare la sua vita nel modo più vero possibile».

 

Luhrmann e Butler sono stati a Graceland e a Nashville nello studio di registrazione di Elvis:

«È stato un dono incredibile la possibilità di stare a contatto con i cantanti gospel più incredibili di sempre: avevo le lacrime che mi scendevano, i brividi, è stata un’esperienza meravigliosa»,

spiega Austin.

La sceneggiatura di Elvis è scritta da Luhrmann con Sam Bromell, Craig Pearce e Jeremy Doner basata su una storia dello stesso Baz Luhrmann e Jeremy Doner.

I produttori di Elvis sono Luhrmann,  Catherine Martin, Gail Berman, Patrick McCormick e Schuyler Weiss, mentre i produttori esecutivi sono Courtenay Valenti e Kevin McCormick.

Il team creativo che ha lavorato a Elvis include la direttrice della fotografia Mandy Walker , la scenografa e costumista  Catherine Martin, la scenografa Karen Murphy,

i montatori Matt Villa e Jonathan Redmond, il supervisore degli effetti visivi  Thomas Wood , il supervisore musicale Anton Monsted e il compositore Elliott Wheeler.

Le riprese principali di Elvis si sono svolte nel Queensland, in Australia, con il sostegno del governo del Queensland, di Screen Queensland e del programma Producer Offset del governo australiano.

Il “TCB” alla fine del teaser trailer è un riferimento al nome della band di Presley, i “Taking Care of Business”,  durante il loro tour di concerti nel 1969.

 

Durante la produzione in Australia nel marzo 2020, sia Tom Hanks che sua moglie Rita Wilson sono risultati positivi al Coronavirus. Di conseguenza, la produzione è stata interrotta.

Ansel Elgort, Miles Teller, Austin Butler, Aaron Taylor-Johnson e Harry Styles hanno fatto tutti un provino per il ruolo di Elvis Presley.

Maggie Gyllenhaal e Rufus Sewell sono i genitori di Presley fin da  prima che si chiudesse la produzione .

Successivamente sono stati costretti ad abbandonare quando la produzione ha ripreso, 6 mesi dopo, a causa di conflitti di programmazione.

Questo è stato il terzo film di Baz Luhrmann girato in Panavision (anamorfico) dai tempi di Moulin Rouge! (2001).

 

 

 

“Top Gun: Maverick” di Joseph Kosinski con Tom Cruise nelle sale dal 25 maggio

“Top Gun: Maverick” , il sequel di Top Gun, diretto da Joseph Kosinski che doveva essere nelle sale già due anni fa, uscirà in Italia il 25 maggio.

top gun maverickGrande è l’attesa per  “Top Gun: Maverick”   preceduto da un ulteriore lancio dalla Paramount che mostra la spettacolarità della pellicola.

“Top Gun: Maverick” ha un cast con  Tom Cruise come Pete “Maverick” Mitchell e

di Val Kilmer come Tom “Iceman” Kazinsky, Miles Teller (Bradley “Rooster” Bradshaw),

Jennifer Connelly, Glen Powell,

Jon Hamm, Ed Harris, Manny Jacinto, Monica Barbaro, Charles Parnell, Jay Ellis, Bashir Salahuddin, Danny Ramirez, Lewis Pullman, Jake Picking e Jean Louisa Kelly.

Il Tenente Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise), tra i migliori aviatori della Marina, dopo più di trent’anni di servizio è ancora nell’unico posto in cui vorrebbe essere.

Evita la promozione che non gli permetterebbe più di volare, e si spinge ancora una volta oltre i limiti, collaudando coraggiosamente nuovi aerei.

Chiamato ad addestrare una squadra speciale di allievi dell’accademia Top Gun per una missione segreta,

Maverick incontrerà il Tenente Bradley Bradshaw (Miles Teller), nome di battaglia “Rooster”, figlio del suo vecchio compagno di volo Nick Bradshaw “Goose”.

Alle prese con un futuro incerto e con i fantasmi del suo passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima,

che richiederà grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi.

Curiosità su “Top Gun: Maverick”

Il Mustang P-51 della seconda guerra mondiale visto in questo film è in realtà un aereo di proprietà di Tom Cruise, essendo l’attore un pilota nella vita reale.

Il coinvolgimento di Tom Cruise in questo film si basava sulla condizione che nelle sequenze aeree venissero utilizzati aerei reali, non CGI.

Nel gennaio 2020 Val Kilmer riprende  il suo ruolo di Tom “Iceman” Kazansky.

La trama doveva essere incentrata sulla guerra dei droni ma Tom Cruise ha dato l’annuncio che nel film  si parlerà di caccia da combattimento.

Tuttavia i droni ci saranno ancora ad un certo punto della trama.

Miles Teller è stato scelto per il ruolo del figlio di Goose, personaggio molto amato dal pubblico,  battendo concorrenti del calibro di Nicholas Hoult e Glen Powell.

Tutti e tre hanno sostenuto provini a casa di Tom Cruise.

Powell ha convinto  Cruise, il produttore Jerry Bruckheimer, nonché i dirigenti della Paramount Pictures e Skydance con le sue audizioni.

Jennifer Connelly interpreta  Penny Benjamin.

Nell’originale Top Gun, Goose parla della Benjamin come la figlia dell’ammiraglio  con cui Maverick è uscito.

Nella versione del 1986 Connelly aveva meno di 16 anni.

Connelly ha 8 anni meno di Tom Cruise.

Durante un’intervista rilasciata a luglio 2019 Kelly McGillis ha affermato che non le era stato chiesto di apparire in questo film adducendo come spiegazione:

“Sono vecchia e sono grassa e sembro appropriata alla mia età, e non è di questo che tratta l’intera scena.

Preferirei sentirmi assolutamente sicura della mia pelle e di chi e cosa sono alla mia età, invece di dare un valore a tutte le altre cose”.

Le toppe con le bandiere giapponese e taiwanese del celebre giubbotto di Cruise, in questo film sono sostituite con simboli casuali.

Probabilmente questa scelta è legata alla società cinese Tencent che ha co-finanziato questo film.

La scena della partita di football sulla spiaggia senza maglietta ha dovuto essere girata due volte perché Tom Cruise non ha trovato la prima versione abbastanza buona.

Girare di nuovo la scena ha esercitato ulteriore pressione sugli attori per riavere i loro corpi tirati per girare di nuovo la scena.

Glen Powell sulla partita  racconta: “L’abbiamo girata e quella sera siamo andati tutti fuori per milkshake e tater tots.

Proprio come una pazzia e tutti hanno preso una birra.

E una settimana dopo Tom arriva e dice: “Dobbiamo girarla di nuovo. Non era abbastanza buona. La gireremo di nuovo. E poi tutti di nuovo in palestra, giorno e notte.”

La sequenza viene utilizzata molto pesantemente per promuovere il film dopo che una scena simile nel film originale è diventata iconica e una delle preferite dal pubblico.

Su insistenza di Tom Cruise, non ci sono green screen o riprese in CG nel film,

e anche le riprese ravvicinate della cabina di pilotaggio sono  filmate durante vere sequenze di volo.

Ciò significava che gran parte del cast ha dovuto sottoporsi a estese sessioni di addestramento all’accelerazione di gravità (Forza G),

per resistere alle esigenze fisiche delle pressioni della Forza G durante i voli.

I trailer mostrano un personaggio con il segnale di chiamata “FANBOY” sul suo casco, scritto nel carattere reso popolare dai film di Star Trek.

La Paramount possiede/distribuisce sia Star Trek che Top Gun.

Girato interamente con fotocamere full frame Sony Venice 6K certificate IMAX, sviluppate appositamente per il film per girare le sequenze della cabina di pilotaggio.

Il sensore è in grado di staccarsi dal corpo macchina, collegato da un cavo in fibra ottica, che permette ai dispositivi della telecamera di inserirsi negli spazi ristretti richiesti,

con il corpo abilmente posizionato nella meccanica del jet.

Esclusivamente nelle sale IMAX, l’intero film presenta un rapporto di aspetto esteso fino al 26% in più di immagine.

In “Top Gun: Maverick” Tom Skerritt non tornerà come Viper.

Viper è andato in pensione o è congedato con disonore per aver rivelato informazioni classificate a Maverick nel primo Top Gun.

Un’altra possibilità è che Viper sia  morto.

Sebbene Tom Cruise e Val Kilmer tornino a interpretare rispettivamente i loro ruoli di Maverick e Iceman, molti personaggi dell’originale “Top Gun” sono interpretati da altri attori

 

la donna per me

La donna per me è il film scritto e diretto da Marco Martani con Arcangeli, Mastronardi, Fresi, Gabbani

La donna per me è il film scritto e diretto da Marco Martani che sarà  su Sky Cinema e in streaming su NOW dal 23 maggio.

la donna per me Marco Martani prima di La donna per me ha sceneggiato:  Ex, Maschi contro Femmine, Femmine contro Maschi,

La mafia uccide solo d’estate, Se Dio vuole, e tanti altri.

Il cast di La donna per me è composto da : Andrea Arcangeli, Alessandra Mastronardi, Stefano Fresi,

Cristiano Caccamo, Francesco Gabbani, Eduardo Scarpetta.

La produzione del film è a cura di  Lucky Red con Rai Cinema in collaborazione con Sky Cinema.

Cosa faresti se ti potessi togliere qualsiasi dubbio prima di prendere la decisione più importante della tua vita?

Cosa succederebbe se, per magia, potessi vivere assecondando tutti i tuoi desideri più profondi?

Tutto questo sta per succedere ad Andrea (Andrea Arcangeli), un ragazzo di trent’anni alla vigilia del matrimonio con Laura (Alessandra Mastronardi),

conosciuta all’università e con cui da allora ha costruito la sua vita.

Qualche dubbio di troppo trasforma l’esistenza di Andrea che, ogni giorno, si risveglia in una vita diversa, in un sé stesso diverso e in universi paralleli in cui Laura non è mai stata la sua compagna.

Scoprendo le mille declinazioni che avrebbe potuto prendere la sua vita, da single scapestrato e sciupafemmine a rockstar di successo,

Andrea comincia a capire che Laura non sarà mai più la sua ragazza e, come in una legge del contrappasso, più lei sarà lontana, più a lui mancherà.

Scoprirà che è proprio lei, la donna della sua vita. Ma sarà troppo tardi. Ce la farà a rompere l’incantesimo?

In La donna per me con leggerezza e umorismo si  affronta il tema della paura davanti a un impegno di vita importante come quello del matrimonio,

quando i dubbi tendono a prendere il sopravvento davanti a una scelta  “per sempre”.

Il film è stato girato tra Roma e Spoleto dove è stato presentato pochi giorni fa con tutto il cast presente.

Rappresenta varie donne – spiega la Mastronardi -, dalla ‘hippie’ che cerca libertà, all’architetto che si batte per i diritti umani e dell’ambiente.

Un’esistenza che cambia per ogni universo e ogni scelta fatta dal suo futuro sposo Andrea che si risveglia ogni giorno in una vita diversa”.

Gabbani al su esordio da attore dice: “Sto vivendo questa esperienza  con l’entusiasmo del principiante.

E sono contento di viverla proprio qua a Spoleto dove nel 2017 sono venuto per una tappa del mio tour:

ho un ricordo bellissimo della serata in piazza Duomo con il concerto che è entrato poi nelle registrazioni del disco live”.