Black Parthenope film di esordio di Alessandro Giglio con Giovanni Esposito, Gianluca Di Gennaro, Jenna Thiam

black partenope

Black Parthenope è il film di esordio di Alessandro Giglio, al cinema dal 2 giugno distribuito da Volcano Pictures.

black partenope Il cast di Black Parthenope è formato da:

Giovanni Esposito, Gianluca Di Gennaro, Jenna Thiam, Marta Gastini, Maziar Firouzi e Nicola Nocella.

Black Parthenope scende nelle viscere della città, Napoli Sotterranea, dove è ambientato quasi interamente il film.

Prende spunto dalla leggenda del “munaciello”, come tramandata da Matilde Serao e la intreccia a quella dei pozzari,

gli esperti di profondità che lavoravano nel sottosuolo napoletano,

per un thriller in cui la tradizione si mescola alla modernità e l’amore di un custode per il sotterraneo aiuta, insieme al munaciello,

i protagonisti, rimasti intrappolati negli anfratti della città durante un sopralluogo per trasformare le cave di tufo in mega-parcheggi,

a ritrovare se stessi, e nel caso in cui non ci riescano, a perdersi per sempre.

Cécile Bonnet, giovane rampolla di una famiglia di imprenditori francesi, arriva in città per lavorare alla prima sfida affidatale dal padre, con il quale vive un rapporto difficile:

aprire i cantieri ed iniziare la costruzione di una serie di mega-parcheggi nelle cave di tufo di Antonio, erede di una facoltosa famiglia napoletana.

Ad aiutare Cécile, il progettista Yanis, con cui ella intrattiene una sorta di relazione, Greta,

rampante assistente del padre, Gianni Di Marino, responsabile tecnico napoletano.

Scesi nelle viscere della città, per un sopralluogo, si confronteranno con l’anziano Gennaro, che da decenni accompagna i visitatori nelle cave,

per raggiungere, attraverso un dedalo di cunicoli, i luoghi che sono testimonianza vivente della storia di Napoli, dagli antichi greci ad oggi.

Egli conosce ogni meandro ed ogni segreto di quel posto sconfinato e, avversando il progetto, mette sull’avviso i “profanatori”.

Tra morti violente, antiche vestigia, culti e superstizioni, Cécile, imprigionata a più di cinquanta metri sottoterra e senza la possibilità di comunicare con l’esterno, compirà un viaggio per

salvare la propria vita e trovare una via d’uscita da quel luogo surreale, fatto di spazi giganteschi ed

impenetrabili e strette cavità dove il sole non arriva mai.

Black Parthenope ,  scritto da Alessandro Giglio con Ivan Specchio, è prodotto da Silvana Leonardi per la Wam e Nicola Grispello per la Volcano Pictures che distribuisce il film

in associazione con Think Mgmt (Es), in collaborazione con MIBACT, Regione Campania, Film Commission Regione Campania e POC EU.

Fotografia di Federico Annichiarico, montaggio di Gemma Barbieri, scenografie di Antonella Di Martino,

costumi di Salvatore Salzano, musiche di Massimo Abbatangelo, Matteo Spedicati, Isa Rojas, Angelo Bibita e Luca Di Gregorio.

 

Napoli è una città carica di fascino, ma soprattutto di mistero, un posto dove può succedere di tutto, un

posto tra il fuoco e l’acqua – così presenta il su lavoro il regista  Alessandro Giglio –

 E quale luogo migliore, le sue “viscere”, per ambientare una storia “noir”?

Napoli Sotterranea, la città sotterranea antica più estesa del mondo, nel film non è solo la

“location”,

per me è un vero è proprio personaggio, che avvolge, soffoca, accarezza e protegge gli altri protagonisti della storia.

Laggiù, a 70 metri sotto terra, la percezione del tempo si perde, gli antri bui diventano tenebre e la

fine delle gallerie diventa luce, salvezza.

Nello stile “horror”, inteso nel senso più letterale del termine, ho utilizzato I luoghi per creare

ombre, che inseguono e risvegliano paure e demoni interiori nei personaggi, che, emotivamente distrutti,

si ritrovano a scappare anche da se stessi.

L’impatto estetico del film è estremamente condizionato dalla location, che con i suoi spazi

angusti, seguiti da improvvise aperture, crea forti contrasti.

Tuttavia, si è cercato di curare l’illuminazione, per rendere le immagini più “moderne” dal punto di vista cinematografico.

Questo film è stato uno sforzo incredibile per gli attori e per la troupe, che si sono sottoposti, per

settimane, a fatiche estenuanti, in luoghi dove mancava anche l’aria.

Penso che il ricordo di tutte queste persone, che mi hanno aiutato così tanto a realizzare il mio primo film, mi accompagnerà per tutta la vita.